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L’ISAF per far rientrare la vela ai Giochi Paralimpici di Tokyo 2020

Questa è una di quelle notizie che fa partire automatica l’esclamazione: E’ SVEGLIARSI PRIMA NO?!?!

marta zanetti skud18

L’ISAF sta lavorando incessantemente e con il massimo sforzo per fare in modo che la vela paralimpica venga riammessa ai Giochi di Tokyo 2020: la notizia, ufficializzata attraverso un comunicato stampa, trova conferme importanti sul campo, mentre a Weymouth è in corso di svolgimento la tappa della Coppa del Mondo delle classi olimpiche e paralimpiche.

La Federazione Mondiale della Vela presieduta da Carlo Croce, è pronta a lanciare una campagna per fare in modo che il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC) torni sui suoi passi e riammetta nuovamente la vela ai Giochi di Tokyo, decisione che nei mesi scorsi aveva creato non poco sconcerto nel mondo della vela.

Dopo la fusione di IFDS (l’ex Federazione Paralimpica Velica Internazionale) nell’ISAF, avvenuta a fine 2014, è stato attivato un programma quadriennale che ha diversi obiettivi: dal sostenere lo sviluppo di programmi nazionali paralimpici all’interno delle varie federazioni, all’aumentare la partecipazione internazionale agli eventi più importanti del calendario (ISAF Sailing World Cup, Campionati del Mondo IFDS ed eventi di qualificazione ai Giochi Paraolimpici di Rio 2016, fino al coinvolgere sempre più nazioni nell’ambito della vela paralimpica.

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Magnus Liljedah – Vela e Paralimpiadi, un diverso punto di vista

Magnus Liljedahl, oro olimpico in Classe Star nel 2000 a Sydney, fondatore nel 2005 di Team Paradise, un’organizzazione con base a Miami che offre a persone disabili l’opportunità di fare della vela sia per puro godimento personale che a livello agonistico, ci offre un punto di vista differente e controcorrente sull’esclusione del nostro sport dai Giochi Paralimpici 2020.

marta zanetti skud18

Magnus Liljedah dice che l’aspetto Paralimpico della vela è stato un fattore trainante al momento di fondare Team Paradise, tutto ciò che ha a che fare con le Olimpiadi è quello che vuole fare. E ora è estremamente incoraggiante vedere l’enorme sostegno sui social media affinché continuai ad essere disciplina paralimpica. Infatti invita tutti a firmare la petizione per la sua reintegrazione.

Ma la vita ci rifila un sacco di sòle, ed è importante trovare luce in tempi oscuri, trasformando un fatto da negativo a positivo. Così offre un punto di vista diverso, che è di come la rimozione della vela dai Giochi Paralimpici possa essere la cosa migliore che le sia mai capitata.

Essendo classi Paralimpiche, i 2.4mR (singolo), gli SKUD18 (doppio) e i Sonar (triplo) hanno un sacco di regole, regolamenti e classificazioni sulla disabilità che rende tutto estremamente limitativo e costoso.

Secondo Magnus in buona sostanza uscire dagli steccati della vela paralimpica potrebbe aumentare in modo importante il bacino di potenziali velisti, aprendo a diversi gradi di disabilità fino alle regate Open, con anche equipaggi misti, disabili e non.

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L’esclusione vela da Tokio 2020 è colpa delle federazioni

Geoff Holt, persona disabile molto attiva nella vela paralimpica e non di cui più volte mi è capitato di scrivere in passato, ha pubblicato una lettera aperta nella quale chiede all’IPC (International Paralympic Committee) le motivazioni che hanno portato all’esclusione della vela dalle Paralimpiadi di Tokio 2020, quali membri dell’IPC hanno votato in favore dell’esclusione, se esiste possibilità di appello.

lettera geoff holt 01

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L’IPC gli ha prontamente risposto di aver dato all’IFDS / ISAF diverse occasioni per dimostrare che la vela aveva i requisiti minimi regolamentari di ammissibilità, occasioni che sono state tutte disattese/ignorate. L’IPC dice inoltre che il voto è stato unanime e la decisione non è appellabile.

Ora forse IFDS (International Association for Disabled Sailing) e ISAF (international sailing federation) dovrebbe spiegare perché non si sono attivate per dimostrare che il nostro sport ha i requisiti o peggio perché non sono riuscite a svilupparlo al punto da avere nemmemo il minimo standard?

Qualcuno deve essere ritenuto responsabile e dovrebbe pagare per quella che all’interno del movimento è considerata una vera e propria catastrofe.

Via | www.facebook.com

Niente vela alle Paralimpiadi 2020 di Tokyo

E’ stato confermato quanto paventato dopo il meeting di Berlino del 7 ottobre 2014, quando l’IPC (International Paralympic Committee) aveva approvato la prima serie di 16 discipline sportive incluse nelle Paralimpiadi di Tokio 2020, dalle quali era stata esclusa la vela.

cico 2013 loano day-05

I 16 sport approvati erano: atletica, tiro con l’arco, badminton, bocce, equitazione, pallarete, powerlifting (pesi), canottaggio, tiro, pallavolo, nuoto, tennis da tavolo, triathlon, basket, rugby e tennis.

Gli 8 sport rimanenti sui quali l’IPC doveva decidere definitivamente durante l’incontro di Abu Dhabi, UAE, tra il 30 gennaio e l’1 febbraio 2015 erano canoa, ciclismo, calcio 5, calcio a 7, judo, taekwondo, vela e scherma.

Alla fine gli esclusi sono il calcio a 7 e la vela. La motivazione è che entrambi non raggiungono i criteri minimi di distribuzione nel mondo.

“The Board’s final decision was not an easy one and, after much debate, we decided not to include two sports – football 7-a-side and sailing – from the Tokyo 2020 programme for the same reason. Both did not fulfil the IPC Handbook’s minimum criteria for worldwide reach.”

Conseguenze: Immagino che prima di tutto una volta disputate le olimpiadi di Rio 2016 la vela paralimpica – non essendo da quel momento in poi classe olimpica – sarà esclusa da tutti i grandi eventi, come per esempio l’ISAF Sailing World Cup. Le varie federazioni nazionali saranno meno motivate ad investire sugli atleti, sulla loro preparazione e sulle barche.

A livello internazionale la vela “ex paralimpica” dovrà ripensare i propri programmi e ripensarsi per continuare ad essere appetibile. Per quanto chi pratica uno sport lo faccia prevalentemente per passione di quel medesimo sport, alla miriade di organizzazioni locali che ogni giorno si fanno un “mazzo tanto” dare alle persone disabili la possibilità di fare della vela servono soldi… e probabilmente di soldi ce ne saranno meno.

Via | www.paralympic.org

Disabili, datevi al Badminton

Al meeting di Berlino, il 7 ottobre 2014, l’IPC (International Paralympic Committee) ha approvato la prima serie di 16 discipline sportive incluse nelle Olimpiadi di Tokio 2020, tra le quali il Badminton, che fa il suo ingresso nel dorato mondo a 5 cerchi.

cico 2013 loano day-05

Un massimo di 23 sport può essere incluso nel programma paralimpico di Tokyo 2020, tuttavia l’IPC ha la possibilità di ridurne il numero, se lo ritiene necessario.

I 16 sport approvati sono: atletica, tiro con l’arco, badminton, bocce, equitazione, pallarete, powerlifting (pesi), canottaggio, tiro, pallavolo, nuoto, tennis da tavolo, triathlon, basket, rugby e tennis.

Gli 8 sport rimanenti sui quali l’IPC deciderà definitivamente durante l’incontro di Abu Dhabi, UAE,tra il 30 gennaio e l’1 febbraio 2015 sono canoa, ciclismo, calcio 5, calcio a 7, judo, taekwondo, vela e scherma.

La buona notizia è che per la vela paralimpica c’è ancora una possibilità, la brutta notizia è che potrebbe ancora essere completamente esclusa.

Via | www.paralympic.org