Comar Comet 800: la barca che reinventò l’abitabilità
Ci sono barche che segnano un’epoca, e il Comet 800 del cantiere forlivese Comar è sicuramente una di queste. Siamo nel dicembre del 1976 quando alla Comar S.P.A., allora il cantiere più grande d’Italia, si decide di realizzare una barca sugli otto metri che abbia come prima caratteristica la comodità. La vogliono larga, spaziosa e alta all’interno. Una visione ambiziosa, soprattutto per gli standard dell’epoca.

Il cantiere e il progettista
Con questo intento, il cantiere forlivese Comar aveva affidato la progettazione dei Comet a un nome illustre: Jean-Marie Finot, un architetto francese formatosi nella scuola del Glénans, che lavora a tutta la flotta dei Comet fino agli anni ’90. Per il progetto dell’800, quando si trattava di fare barche voluminose bisognava rivolgersi ai francesi, che nelle barche con le poppe importanti erano sempre stati dei maestri. Così i dirigenti di allora del cantiere forlivese andarono a trovare Finot, all’epoca già un maestro della vela francese che aveva fondato pochi anni prima uno dei più importanti studi di progettazione per barche da diporto al mondo, il Finot Group (1973).
Il problema da risolvere: spazio o eleganza?
Il problema fondamentale che subito rilevò Finot era che su una barca di 8 metri si doveva fare una scelta: o si aveva una barca dal disegno aggraziato e la silhouette filante, ma con degli interni bassi e scomodi, o si aveva una tuga alta e poco aggraziata, ma con degli interni alti e comodi. Gli uomini della Comar non ne volevano sentire parlare né di tughe alte e sgraziate, né di interni bassi e scomodi, e spinsero Finot a trovare una soluzione.
La risposta di Finot fu geniale nella sua semplicità. La barca all’interno era bassa perché per irrigidire lo scafo bisognava fare delle strutture, longheroni e madieri, piuttosto spessi che alzavano di almeno dieci centimetri il pavimento; sopra di questi poi ci andava il pavimento di legno e le bacchette che lo livellano, altri quattro centimetri circa.
Levare tutto avrebbe significato guadagnare 14 centimetri e passare da 1,70 a 1,84 metri, più che sufficiente per la maggioranza delle persone per stare in piedi. Nacque così la prima barca autoportante: la barca era particolare perché non aveva pavimento tradizionale, si camminava direttamente sullo scafo e quindi il piano di calpestio era tondo.
Il debutto e il successo
Il Comet 800 fu presentato ufficialmente al Salone Nautico di Genova del 1978, quando le barche a vela erano ancora esposte all’interno del lungo padiglione C. Il risultato fu immediato. Grazie al prezzo contenuto e alla qualità costruttiva, realizzata con stampo a temperatura costante, riscuote subito un ottimo successo. Agli occhi dei velisti italiani era una proposta concreta e accessibile per navigare in comfort.
Le caratteristiche tecniche
Il Comet 800 è un monoscafo prodotto dal cantiere Comar, con le seguenti misure principali: lunghezza 7,80 metri, larghezza 2,65 metri, pescaggio compreso tra 1,19 e 1,45 metri, peso di 2 tonnellate e una velatura di 33,50 metri quadrati.
Ne furono prodotte due versioni: una “sopra” e una “sotto” le 3 tonnellate di stazza, quest’ultima con modifiche allo specchio di poppa. La versione sotto le 3 tonnellate presentava un lungo spoiler a poppa, che al tempo segnava la linea di demarcazione tra natanti e imbarcazioni; quella sopra le 3 tonnellate, priva di spoiler, era invece immatricolata.
Dal punto di vista velico, di linee tondeggianti, con una elevata lunghezza al galleggiamento e un armo ben dimensionato, il Comet 800 predilige le andature larghe.
Gli interni: il vero punto di forza

Gli interni sono luminosi, con una buona altezza nel quadrato di 1,85 metri e la possibilità di ospitare cinque persone, tre in quadrato e due a prua. Comoda la cucina a scomparsa, il tavolo da carteggio sollevabile e il wc di tipo marino.
All’esterno si trova uno spazioso pozzetto con comode sedute, mentre la barca può essere equipaggiata con lazy jack, rollafiocco e le dotazioni di sicurezza standard.
Un’eredità duratura
Il Comet è un modello italiano di imbarcazione a vela in produzione dagli inizi degli anni ’70. Insieme al Grand Soleil, rappresenta il marchio di punta sulla scena del diporto nazionale, apprezzato per innovazione, comodità, maneggevolezza e accuratezza della lavorazione.
Il Comet 800 rimane ancora oggi una barca molto diffusa sui laghi e sulle coste italiane. Il mercato dell’usato ne testimonia la longevità: esemplari varati negli anni ’80 navigano ancora in ottime condizioni, a dimostrazione della solidità costruttiva di un progetto che ha saputo anticipare i tempi, mettendo la vivibilità a bordo al centro della filosofia progettuale. Una barca che, in pochi metri, ha dimostrato come l’ingegno possa superare i limiti apparentemente insormontabili della fisica navale.
Il Comet 800 (8 metri anni ’80) è una barca abbastanza diffusa sul mercato dell’usato, e i prezzi variano parecchio in base a stato, refitting, vele e motore.
Quanto costa un Comet 800 usato?
Dagli annunci attuali:
- 6.000 – 7.000 € → esemplari base o da sistemare (yachtfocus.com)
- 10.000 – 13.000 € → condizioni buone, pronti a navigare (pollininautica.it)
- 14.000 – 15.000 € → ben tenuti o aggiornati (inautia.com)
- 18.000 – 20.000 € → refittati, accessoriati, “chiavi in mano” (gisalnautica.it)
In sintesi: Valore tipico di mercato: 8.000 – 14.000 €
Fuori da questo range ci sono casi particolari (molto economici o completamente rifatti)
Cosa fa davvero il prezzo
Per il Comet 800 contano più le condizioni che l’anno:
- Motore (Farymann rifatto o no)
- Vele (nuove = +2/3k facilmente)
- Sartiame (se recente è un grande plus)
- Interni e cuscineria
- Elettronica (log, pilota, batterie)
- Uso acqua dolce vs mare
Considerazione importante
È una barca “entry-level” storica, non ha grande valore collezionistico, quindi il prezzo segue molto lo stato reale, non il modello.