Andrew Bedwell, l’Atlantico su una barca di 1 metro

Andrew Bedwell, 52 anni, padre di famiglia originario di Scarisbrick nel Lancashire, che ha deciso di affrontare l’oceano Atlantico a bordo di un’imbarcazione talmente piccola da non permettergli nemmeno di sdraiarsi. Si chiama Big C Version Two, misura appena 1 metro di lunghezza e, in questo momento, sta solcando le acque dell’Atlantico del Nord.

Andrew Bedwell su Big C Version Two

Bedwell ha lasciato il porto di St. John’s a Terranova, in Canada, mercoledì 4 giugno a bordo del suo Big C V2, autoprodotto, lungo 100 centimetri, diretto verso le coste irlandesi. La traversata che lo attende è tutt’altro che simbolica: 1.900 miglia nautiche di oceano aperto, che il marinaio punta a completare in circa 90 giorni.

Il primato da battere

L’obiettivo di Bedwell è entrare nel Guinness dei Primati strappando un record che resiste da oltre trent’anni. Il titolo è attualmente detenuto dall’americano Hugo Vihlen, che attraversò l’Atlantico nel 1993 a bordo del Father’s Day, una barca di 1,62 metri, impiegando dalla metà di giugno alla fine di settembre. Per batterlo, Bedwell deve completare la traversata su un’imbarcazione sensibilmente più corta — una differenza di circa 40 centimetri che, in questo contesto estremo, vale tutto.

Una storia di resilienza nata sul cemento di un porto

Quella di Bedwell non è al suo primo tentivo con questo sogno. Nel 2023 il progetto sembrava già destinato a naufragare ancor prima di prendere il mare: le cinghie della gru cedettero e la prima barca, Big C, precipitò sul cemento del porto di Terranova, distruggendosi in modo irreparabile. Quella notte, seduto in un ristorante, Bedwell si ritrovò a fare i conti anche con un altro dolore: il padre era morto due giorni prima della partenza. Tra le lacrime e il tovagliolo di carta sul tavolo, però, nasceva già il disegno della nuova imbarcazione.

Ci sono voluti due anni e mezzo di lavoro, prove in mare e affinamenti tecnici per arrivare a questo secondo tentativo. La nuova barca è costruita in alluminio — più resistente della vetroresina usata per il primo prototipo — con una velocità massima di 3,7 nodi. Un passo lento, quasi contemplativo, per un oceano che non perdona la fretta.

Big C Version Two: vivere in uno spazio impossibile

Ciò che rende questa impresa davvero difficile da immaginare non è soltanto la distanza, ma la dimensione assoluta dell’abitacolo. Lo spazio interno è sufficiente soltanto per sedersi e distendere le gambe: niente di più. Novanta giorni senza potersi mai sdraiare, esposto agli umori dell’oceano in uno scafo che un bambino potrebbe quasi sollevare. Ogni tempesta, ogni onda anomala, ogni notte di guardia sarà vissuta in questa dimensione claustrofobica, aggrappato a pochi centimetri di alluminio saldato.

Per quanto riguarda il cibo mangerà un miscuglio di grasso di manzo, carne di manzo e uvetta, il tutto disidratato. Ha anche un dissalatore per l’acqua potabile e assumerà dosi giornaliere di vitamine e minerali.

L’alimentazione di bordo è fornita da pannelli solari da 50 W e due batterie: una AGM e una al litio. Un portello a cupola in policarbonato da 10 mm a tenuta stagna lo proteggerà all’interno dell’imbarcazione in caso di maltempo. Sono inoltre presenti prese d’aria direzionali e un sistema di snorkel che consentono a Bedwell di respirare pur essendo incapsulato, riducendo la formazione di condensa all’interno dell’imbarcazione.

Big C Version Two: una sfida per ispirare

Dietro il record sportivo c’è anche una dimensione umana e solidale. Il nome della barca — Big C — è un riferimento al cancro, e l’intera traversata è legata a una raccolta fondi per Cancer Research UK. Non a caso, il marinaio ha scelto di raccontare la propria avventura con parole semplici: vuole ispirare le persone a inseguire i propri sogni, invece di portarli nella tomba.

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