Da Accademia della Crusca e Lega Navale Le parole del mare
Accademia della Crusca e Lega Navale Italiana raccontano in dodici video il lessico della marineria, partendo dalla parola che dà il nome allo sport

Un progetto nato dalla collaborazione tra scienza e mare
Da oggi il mare si racconta anche a colpi di etimologia. È online la prima puntata di “Le parole del mare”, la video-serie in dodici episodi firmata dall’Accademia della Crusca e dalla Lega Navale Italiana, che porta sui social e sul sito dedicato linguadelmare.it un viaggio nella storia delle parole con cui, da secoli, chi va per mare descrive gesti, oggetti e manovre.
L’iniziativa nasce all’interno di “La lingua del mare”, il percorso di ricerca avviato nel 2025 e ideato dalla professoressa Annalisa Nesi, del Consiglio Direttivo della Crusca, con l’obiettivo di valorizzare il lessico marinaresco unendo rigore filologico e divulgazione accessibile a tutti.
Dodici parole, due minuti ciascuna
Il formato è pensato per i tempi dei social: episodi brevi, circa due minuti l’uno, distribuiti con cadenza bisettimanale ogni martedì e venerdì su Facebook, Instagram, YouTube, sul profilo TikTok della Lega Navale e sul sito ufficiale del progetto.
A guidare il pubblico è Giulia Fava, responsabile sport della Lega Navale Italiana e velista professionista, reduce dalla vittoria della Women’s America’s Cup 2024 con Luna Rossa. In ogni puntata Fava lega la storia di una parola alle tecniche, agli oggetti e alle esperienze concrete della vita in mare.
Le parole scelte
Il percorso lessicale tocca termini fondamentali della navigazione, non solo velica: albero, armare-disarmare, boma, canoa, mezzomarinaio (o mezzomarinaro), orza-puggia, poppa, prora-prua, scafo, scuffia, timone e, naturalmente, vela — protagonista del primo episodio.
Proprio “vela” viene presentata come uno snodo lessicale da cui si diramano espressioni tecniche e usi figurati: l’albero che sostiene l’attrezzatura, lo scafo che richiama l’immagine del tronco scavato delle imbarcazioni più primitive. Altri termini raccontano invece il governo della barca — il timone, il boma che regola la randa, il mezzomarinaio legato alle mansioni di un tempo — o la sua posizione e le sue manovre, come prora-prua e poppa, orzare e puggiare, fino a scuffia, che indica il capovolgimento dell’imbarcazione.
Un lessico di viaggio, tra Mediterraneo e oceani
Uno degli aspetti più interessanti del progetto è la dimensione storica delle contaminazioni linguistiche: la serie mostra come diverse parole marinare arrivino da latino e greco, ma anche da lingue lontane arrivate attraverso rotte commerciali e marittime. Canoa, per esempio, è approdata in italiano tramite lo spagnolo, partendo da un vocabolo caraibico; boma invece è passata dal francese, ma affonda le radici nell’olandese boom.
Uno strumento per la didattica nautica
Oltre alla divulgazione culturale, “Le parole del mare” punta a un uso pratico: la serie è pensata anche come supporto per la didattica nautica e per i corsi di avvicinamento alla vela, associando ogni termine al gesto o alla condizione che lo ha generato — un modo per avvicinare al mare non solo appassionati di lingua italiana, ma anche giovani, studenti e sportivi.
Il presidente della Crusca, Paolo D’Achille, ha sottolineato il legame che l’Accademia mantiene con la lingua viva nei suoi molteplici usi. Sulla stessa linea l’ammiraglio Donato Marzano, presidente della Lega Navale Italiana, che ha parlato di una cultura marittima capace di parlare ai più giovani attraverso i loro stessi canali di comunicazione, per insegnare ad amare e rispettare il mare.