Risorsa mare penalizza scuole nautiche senza scopo di lucro
[Premessa] Da sempre la Lega Navale Italiana mette a disposizione dei propri associati dei programmi di formazione per il conseguimento della patente nautica. Da sempre la Lega Navale, proprio in funzione del proprio scopo “perseguire la diffusione della cultura marinara, l’amore per il mare e la tutela dell’ambiente marino“, forma dei marinai veri, con programmi sia didattici che di navigazione veramente importanti e approfonditi. Essendo senza scopo di lucro lo fa a prezzi ragionevoli, calmierando in qualche modo il mercato delle patenti nautiche.

Da quando frequento la vela e la nautica in generale, più o meno una trentina d’anni, da quando gli unici luoghi di discussione online erano i Newsgroup, le “autoscuole” e le agenzie che forniscono il servizio di preparazione agli esami per la patente nautica hanno avuto in antipatia la Lega Navale e le associazioni senza scopo di lucro in generale perché, secondo loro, operano in regime di concorrenza sleale. [Fine premessa]
Ora, tra le pieghe della legge “Valorizzazione della risorsa mare”, c’è un articolo, che penalizza la Lega Navale e le ASD in generale e favorisce le “Autoscuole nautiche”
Il 29 aprile 2026 la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva la legge “Valorizzazione della risorsa mare” (C.2855), con 149 voti favorevoli, 32 contrari e 63 astensioni. Un provvedimento presentato dai suoi sostenitori come il più rilevante intervento per la nautica dopo la riforma del codice, frutto della proposta normativa di Confindustria Nautica e del costante confronto con il Governo.
Eppure, tra le pieghe di una legge che dovrebbe semplificare procedure burocratiche e modernizza il settore charter, si nasconde una disposizione destinata a colpire duramente realtà storiche come la Lega Navale Italiana: associazioni che da generazioni promuovono la cultura del mare, la sicurezza in acqua e la formazione nautica senza alcun fine di lucro.
Il nodo dell’articolo 16: una porta che si chiude
Il cuore del problema sta nell’articolo 16 della legge, che modifica il Codice della nautica da diporto. Le associazioni sportive e gli enti senza scopo di lucro potranno svolgere corsi per la patente nautica soltanto a favore di associati da almeno un anno; la promozione commerciale resta inoltre incompatibile con l’assenza di finalità lucrative.
In poche parole: chi non è ancora socio della Lega Navale Italiana, o di qualsiasi altra associazione nautica no profit, e vuole avvicinarsi al mare conseguendo la patente nautica, non potrà farlo attraverso queste realtà. Dovrà rivolgersi altrove — e l'”altrove”, nella maggior parte dei casi, significa le autoscuole abilitate ai corsi nautici, soggetti commerciali con finalità di profitto.
Chi ha scritto questa legge?
Il DDL limita quindi la possibilità di organizzare corsi per la patente nautica ai soli soci iscritti da almeno un anno, escludendo di fatto qualsiasi attività di promozione verso l’esterno.
Il ragionamento è stringente: il corso per la patente nautica è spesso la porta d’ingresso al mondo della vela e della nautica in generale. Sono tantissimi i futuri marinai che, attratti dal sogno del mare aperto, si avvicinano per la prima volta a un circolo o a una sezione della Lega Navale proprio in occasione del corso abilitante. Impedire agli enti no profit di rivolgersi a chi non è ancora socio significa recidere questo percorso naturale di avvicinamento alla cultura marittima.
Un vantaggio su misura per gli operatori commerciali
La legge non nasce nel vuoto. Il segretario nazionale della sezione nautica della Confarca (confederazione che rappresenta scuole nautiche, autoscuole e studi di consulenza), Adolfo D’Angelo, ha definito il voto “un risultato storico”, spiegando che era stata fermata la “mercificazione delle patenti portata avanti da associazioni senza scopo di lucro” in danno delle scuole nautiche.
Questa lettura, però, appare rovesciata rispetto alla realtà. Sono proprio le autoscuole — soggetti commerciali che operano con logiche di mercato e mirano al profitto — a beneficiare della stretta imposta alle associazioni no profit. Una misura che di fatto rafforza ancora di più il ruolo delle scuole nautiche, che già avevano portato a casa un esoso tariffario minimo per i corsi della patente nautica. È vero: enti e associazioni sono soggetti a regimi fiscali agevolati, ma spesso propongono corsi a costi contenuti, effettuano promozione sociale, stimolano inclusione, crescita sportiva e cultura nautica.
Alla fine a rimetterci sarà l’utenza.
In questo scenario, la nuova legge si configura come un regalo normativo agli operatori commerciali, confezionato con la retorica della lotta alle irregolarità.
La Lega Navale: un patrimonio che non si compra
La Lega Navale Italiana non è una semplice scuola di vela. È un ente di promozione sociale con oltre un secolo di storia, presente capillarmente in tutto il territorio nazionale attraverso centinaia di sezioni e delegazioni. Organizza corsi di vela, canottaggio, canoa, sicurezza in mare; porta i giovani a contatto con l’ambiente marino; promuove la cultura della navigazione responsabile. I suoi istruttori sono spesso velisti e navigatori con decenni di esperienza concreta sul campo.
Limitare l’attività di associazioni nautiche è una scelta che colpisce realtà storiche, con competenze consolidate nella formazione nautica. Una sede della Lega Navale o quelle di altre associazioni sportive, dove la maggior parte di chi vi opera ha esperienze di navigazione spesso ultradecennali, viene penalizzata per dare spazio ad attività commerciali che spesso si devono appoggiare a istruttori che in molti casi cambiano di continuo.
La differenza qualitativa tra la formazione offerta da un ente radicato nel territorio, con una tradizione marinara autentica, e quella di una scuola commerciale strutturata come un’autoscuola è spesso abissale. Eppure la legge tratta i due soggetti come se fossero equivalenti — anzi, penalizza il primo a vantaggio del secondo.
Un modello che esclude invece di includere
Uno degli effetti più preoccupanti della nuova norma è l’impatto sull’accesso alla nautica da parte dei cittadini comuni, in particolare delle fasce meno abbienti. Le associazioni no profit come la Lega Navale hanno storicamente svolto una funzione democratizzante: offrire corsi di qualità a prezzi contenuti, rendere il mare accessibile anche a chi non può permettersi i costi di una scuola privata.
Con la stretta introdotta dalla legge, questa funzione viene drasticamente ridotta. Chi vorrà conseguire la patente nautica ma non è già socio da almeno un anno di un’associazione, dovrà rivolgersi al mercato commerciale, con prezzi mediamente più elevati. Il paradosso è che una legge che si chiama “Valorizzazione della risorsa mare” rischia di rendere il mare meno accessibile.
Cosa andrebbe cambiato
La norma potrebbe essere corretta senza stravolgere l’impianto complessivo della legge. Sarebbe sufficiente prevedere che le associazioni no profit possano svolgere corsi per la patente nautica anche verso soggetti non ancora iscritti, purché l’iscrizione avvenga contestualmente all’inizio del corso. Oppure si potrebbe introdurre un periodo di iscrizione minimo più breve, ad esempio tre mesi, che consenta comunque un rapporto genuino con l’associazione senza precludere l’accesso a chi si avvicina al mare per la prima volta.
In alternativa, si potrebbe distinguere tra la promozione commerciale aggressiva — quella che giustamente la legge vuole combattere — e la normale attività istituzionale di un ente che promuove la cultura nautica e la sicurezza in mare.
Conclusione: valorizzare il mare significa valorizzare chi lo ama
C’è qualcosa di profondamente contraddittorio in una legge che, dichiarando di voler valorizzare la risorsa mare, finisce per penalizzare proprio chi il mare lo promuove, lo rispetta e lo insegna da generazioni, senza chiedere nulla in cambio se non la passione condivisa per la navigazione. La Lega Navale Italiana e le altre associazioni nautiche no profit non sono concorrenti sleali del mercato: sono presidi di cultura, sicurezza e inclusione sociale. Trattarle come soggetti da limitare e contenere, invece di come alleati da valorizzare, è un errore che il legislatore dovrebbe ancora avere il tempo — e la volontà — di correggere.
L’articolo 16
Articolo 16, comma 1, lettere p) e q) – (Modifiche ai requisiti per l’insegnamento e la formazione per le patenti nautiche)
Il comma 1, lettera q), modificando il comma 1 dell’articolo 49-octies del Codice, dispone che le attività senza scopo di lucro di formazione e preparazione dei candidati agli esami per il conseguimento delle patenti nautiche possono essere effettuate dalle associazioni e dagli enti nautici nazionali riconosciuti dal MIT quali centri di istruzione per la nautica soltanto a favore di coloro che, al momento dell’iscrizione al corso di preparazione, sono associati da almeno un anno.
Il testo completo della legge è disponibile su documenti.camera.it