Soccorso ai migranti – di Stefano de Dominicis

ottobre 29, 2016 | By Mistro
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Stefano de Dominicis ha pubblicato in un gruppo su Facebook alcune belle e condivisibili considerazioni sulla tagedia dei migranti che ogni giorno perdono la vita in Mediterraneo.

barconi-della-disperazione

Una considerazione personale a seguito delle ultime notizie e di svariati post che mi è capitato di leggere ultimamente.

Dovendo affrontare alcune navigazioni in zone e periodi dove è piuttosto alta la probabilità di imbattersi nei “barconi della disperazione”, ho ritenuto opportuno e doveroso, cercare di informarmi su come poteva essere affrontata al meglio una tale evenienza. Ho quindi parlato con diversi responsabili della Guardia Costiera e delle Capitanerie di Porto che, in questi ultimi anni, si sono trovati ad operare in “prima linea”.

Il risultato, almeno per me, è stato sconvolgente! Ho ascoltato racconti di situazioni terribili. Ho visto occhi di marinai temprati da tante burrasche, divenire lucidi al solo ricordo. Ho avuto i brividi sulla pelle al pensiero di potermi trovare, un giorno, in una situazione simile.

Purtroppo, infatti, c’è ben poco che una barca a vela da diporto ed il suo equipaggio, possano fare di realmente utile nel caso ci si imbatta in un barcone di disperati, magari in procinto di affondare. Per prima cosa, il solo fatto di avvicinarsi al natante in questione, provoca generalmente una (ovvia) eccitazione da parte degli occupanti, che rischia di far capovolgere l’imbarcazione stessa. Arrivando in prossimità del mezzo in difficoltà, si attiva una delle reazioni più naturali e comprensibili da parte di queste persone: quella di gettarsi in acqua per cercare di raggiungere il “salvatore”. E’ capitato, spesso, che madri gettassero in mare i figli chiedendo ai soccorritori di salvarli (almeno loro). E’ capitato che motovedette attrezzate con equipaggi addestrati, si trovassero circondati da centinaia di persone che cercavano di salire a bordo e impedivano, con la loro presenza intorno al mezzo, le manovre al mezzo di soccorso stesso.

Alla mia domanda “ma potrei provare almeno ad avvicinarmi per cercare di salvare qualcuno”, la risposta, laconica, terribile e sofferta era sempre la stessa: “tentare di avvicinarsi con una barca da diporto significa avere buone probabilità che affondiate anche voi sotto l’assalto disperato di gente terrorizzata!” – Queste parole mi si sono piantate nel cervello (non dico il cuore perché non è un post strappalacrime!).

Ho pensato alla terribile responsabilità di un comandante che, alle prese con una situazione simile, debba decidere di tenersi discosto o, peggio, allontanarsi, sottraendosi al dovere morale e civile del soccorso, per non mettere a repentaglio la sua nave ed il suo equipaggio. Spero vivamente di non dovermi mai misurare con una situazione simile! L’unica cosa che, a detta dei professionisti del soccorso, possiamo (noi diportisti) fare è:

1 – contattare immediatamente i centri di soccorso con ogni mezzo disponibile (VHF – telefoni ecc)
2 – lanciare in mare tutto quello che può rappresentare un sostegno al galleggiamento (parabordi- jackets – la nostra zattera – il tender!)
3 – tenersi in zona ad una distanza tale da poter monitorare la situazione complessiva ma abbastanza discosti da non invogliare o consentire il raggiungimento della nostra barca da decine o centinaia di persone nel panico
4 – se ci troviamo in una zona in cui i collegamenti radio o telefonici risultano difficoltosi, possiamo attivare anche l’EPIRB (chi ce l’ha). A mia domanda diretta mi è stato risposto che, attivandolo, potrei, incorrere successivamente in una inchiesta per uso inappropriato dello strumento non essendo in pericolo la barca ad esso collegato (personalmente me ne fotto altamente di una inchiesta burocratica se questa azione può risultare anche minimamente utile!!)

Per chiudere: non so se avrei il coraggio di fare queste cose. Non so se, in quel momento, penserei a fuggire terrorizzato per paura di essere abbordato oppure se riuscirei a mantenere il sangue freddo e seguire in modo corretto queste procedure. Non so se riuscirei a non avvicinarmi mentre donne, uomini o bambini si dibattono tra le onde. Non lo so!

Per questo certe volte resto perplesso a leggere o sentire dichiarazioni di intenti così categorici. Mi piacerebbe avere la stessa fiducia che leggo in certi commenti nelle mie di reazioni.

Se non vi siete rotti le balle di leggere tutta sta roba, spero che alcune di queste info possano risultarvi utili. Almeno a farvi riflettere! BV

Via | Facebook

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