Category name:Prove di barche

Tentare di affondare una barca inaffondabile

I tipi di Yachting Monthly sono pazzi quanto e forse più di quelli di Top Gear. La loro ultima impresa è stata cercare di affondare un’Etap 21i, dichiarata inaffondabile dal cantiere (come tutti i modelli Etap).

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Per la prova hanno aperto le prese a mare a fatto entrare approssimativamente 2000 litri d’acqua.

Interessante anche la parte finale, dove si elencano anche i vantaggi derivati dal metodo di costruzione, in pratica una scafo dentro l’altro separati da poliuretano espanso a cellule chiuse.

L’imbarcazione è molto più rigida e la schiuma agisce come un ottimo isolamento, tiene più caldo in inverno e più fresco in estate. “Si può lasciare la biancheria in un Etap tutto l’inverno e sarà senza condensa quando si torna in primavera.” Gli svantaggi sono gli spazi limitati rispetto alla concorrenza di pari metratura e il costo elevato.

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Video – Il crash test della chiglia del Linjett 43

Il Linjett 43 è dotato di una chiglia (opzionale) a profondità variabile, da quanto dicono loro, innovativa nel suo genere. E’ capace di assorbire forti colpi flettendosi sia lateralmente che longitudinalmente.

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L’hanno testata lanciandola contro uno scoglio a diverse velocità, fino alla massima di 8 nodi, ed ha assorbito tutti i colpi in modo molto morbido e senza danni per lo scafo.

Il Linjett 43 pesa 9 tonnellate e al momento dell’impatto sulla chiglia (3,5 tonnellate) l’oscillazione del “bulbo” si avvicina a 70 cm, dice Markus Gustafsson, CEO di Rosättra.

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Prima Uscita in J/70

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Di Beppe Zavanone

Dopo 10 stagioni in Melges 24 era tempo di cercare nuove emozioni monotipiche. Sostituire la “barca perfetta” non è stato facile, fui tra coloro che contribuirono a lanciarlo definiticamente in Italia, arrivai nella classe italiana che annoverava numeri piccoli anche se Zuccoli e poi Favini avevano già vinto i mondiali 2000 e 2001. Formammo una flotta alassina, creammo un circuito italiano spostando gli sponsor che avevamo sui terribili Beneteau 25 ed i numeri si fecero rapidamente enormi. Nessun monotipo, anche affiancandolo alle nostre tappe, riuscì a decollare, Ufetti, H22, J22, J80, Este24, SB3 non sono mai riusciti a raggiungere numeri decenti né presenze di campioni anche internazionali così importanti. Sono stati i monotipi storici come i FUN o i J/24 quelli a resistere di più. Con gli anni gli unici numeri importanti si sono rivisti, in misura inferiore sui Melges 20 e poi sui Melges 32 che però come budget sono più gli eredi dei Mumm 30 ed i Farr 40.

Per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo raccontare qui, il Melges 24 ha ridotto di molto i suoi numeri italiani ed americani, pur amplificando quelli europei. Ma le caratteristiche adrenaliniche ma anche marine del 24 sono fuori di ogni dubbio, ed anche la formula Corinthian è stata la fortuna di quel barchino. Ancora oggi dopo 20 anni non è facile far di meglio.

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Monotipi – Il Classe Fun

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Volendo soddisfare la propria voglia di regatare non è sempre necessario dotarsi di costosi barconi ottimizzati o da ottimizzare per i compensi o di monotipi all’ultimo grido. Esistono Classi che con costi ragionevoli permettono di misurarsi ad armi pari con altri equipaggi, anche di buona esperienza e livello. Perché, per come la vedo io, meglio arrivare ultimo ma imparare qualcosa da quelli bravi che arrivare primo perché il mio progettista ha saputo interpretare meglio il numeretto.

Una delle barche che permettono di competere con costi ragionevoli per esempio è il Fun, un monotipo disegnato oltre 30 anni fa da Joubert & Nivelt. Inizialmente costruito dal cantiere Jeanneau, lo scopo alla base del progetto era creare un monotipo veloce che potesse dare a quattro persone il piacere di regatare come su una deriva.

L’armo è a 7/8 con sartie volanti, il piano velico è composto da una randa di circa 14m², un genoa di circa 15m², un fiocco autovirante di circa 8m², tormentina e spinnaker di circa 40m².

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Un giro sull’Este 24

este-24-exteSono passati quasi dieci anni (era il Giugno 2004) e tanta acqua sotto le barche da quando ho scritto questo resoconto. Lo recupero dal vecchio VelaBlog e lo ripubblico qui.

Qualche giorno fa Al il venexian mi invita a fare un giro sul suo Este 24. Come sempre quando si tratta di barche che non siano il 2.4 sono combattuto tra la felicità di andare in barca e quel minimo di senso di inadeguatezza che uno con le mie rogne non può non portare costantemente come bagaglio al seguito.

Devo trovarmi al Diporto Velico Veneziano verso 13.30, pianifico gli orari di treni e vaporetti per essere lì alle 13.34 ma a Treviso si scatena un temporalone micidiale. Approfitto di un momento di calma di pioggia per portarmi alla stazione, almeno lì se dovessere ricominciare a piovere sono al coperto.

Prenderò il treno mezzora prima arrivando di conseguenza prima a destinazione.

Per quanto ne sei abituato, per quanto uno ci abiti vicino, per quanto uno ci sia stato un milione di volte Venezia e sempre Venezia. Quanto si supera il varco per uscire dalla stazione si entra in un altro mondo, in un’altra epoca. è sempre un’emozione indescrivibile.

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Barche classiche – Lo Shipman 28

Di Luciano: Chi ama le barche classiche, le linee aggraziate ed eleganti, la certezza di una buona tenuta di mare, l’abbondanza di legno curato con sapienza ed amore oltre che con dosi massicce di coppale ed epossidica, si ritrova spesso in banchina a sognare davanti a vecchie signore tanto belle quanto irraggiungibili dal portafoglio medio. Eppure, oltre ai velieri dei soliti cantieri che fabbricavano “stradivari” del mare, si trovano in giro molte occasioni alla portata della tasca non solo del velista medio ma addirittura di quello squattrinato, cosa che, in questi tempi di crisi, rappresenta un’opportunità interessante.

Shipman 28

Una di queste opportunità è rappresentata dallo Shipman 28, fabbricata dall’omonimo cantiere ancora in attività e prodotta dalla fine degli anni ’60 in circa 1300 esemplari presso gli stabilimenti di Irlanda e Svezia. La somiglianza con le Alpa di quell’epoca è impressionante, chissà chi ha copiato l’altro, fatto sta che essendo le Alpa molto più conosciute sul mercato italiano le quotazioni sono molto più alte, anzi spesso gli armatori di queste ultime, convinti di avere per le mani un gioiello di inestimabile valore, chiedono cifre improponibili.

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Prove di barche – Jeanneau Sun Fast 32i

Il Jeanneau Sun Fast 32i In pratica è un Sun Odyssey 32 con un po’ più di albero, un po’ più di bulbo e una buona attrezzatura di coperta, tutta firmata Harken. Quella che ho provato io era un 2002, ci sono uscito parecchie volte e con ogni condizione di vento e mare.

E’ un giocattolino nelle manovre a motore ed un autobus per lo spazio interno a disposizione in proporzione alla lunghezza. Dentro è perfetta, dentro.

Jeanneau Sun Fast 32i

Fuori ha poco pozzetto, passavanti scomodi, un trasto randa troppo piccolo e troppo scomodo per essere utile, una scomodissima seduta per timonare da sopravento (in pratica o si sta seduti sul paraonde segnandosi il deretano a vita o si va oltre il paraonde e anche utilizzando lo stick si rimane troppo lontani dalla barra e con i piedi a penzoloni nel vuoto… e io sono alto quasi 1 e 90). Rimanendo seduti sulla panca manca un minimo di puntapiedi.

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Prove di barche – Dufour 385 Grand Large

Tre cabine, due bagni (uno per lato), circa 75 metri quadri di superficie velica per un dislocamento a vuoto di 6980 kg. L’armatore del Dufour 385 Grand Large in prova ha scelto di prendere in optional delle vele più performanti, 4000 Euro ben spesi visti i risultati. Per chiudere con la scheda tecnica: lunghezza fuori tutto 11,72 m, lunghezza scafo 11,36 m, lunghezza al galleggiamento 9,84 m, baglio massimo 3,93 m, pescaggio 1,76 m.

Il Dufour 385 Grand Large è stato un po’ una conferma e un po’ una sorpresa. Una conferma perché la firma di Felci ormai lo sappiamo che è una garanzia, una sorpresa perché (nonostante il disegno di Felci) non ti aspetti che una barca tanto votata alla crociera sia anche tanto capace di saper cogliere anche le più misere bavette di vento.

Siamo usciti nonostanze la quasi assenza di vento per sfruttare il tempo in attesa della termica per testare le performance a motore ed invece ci siamo ritrovati con una barca che con 4 nodi e mezzo di aria è riuscita a prendere i suoi quasi 4 nodi di passo senza grandi difficoltà e senza farci penare troppo per trovare le giuste regolazioni.

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Prove di barche – Dufour 34

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Ho provato il Dufour 34 in regata, in una strordinaria giornata di sole e bora abbastanza pesante, non tantissimissimo vento ma tanto tanto mare, soffiava ininterrottamente da almeno tre giorni con punte piuttosto alte. Pensavo che vento e mare sarebbero andati giù, con un così bel sole non poteva non andare giù, “quanto bassa vuoi che sia la bassa sulla Sicilia, non puo’ essere tanto bassa, al massimo a mezzogiorno va giù, gira e spiana tutto

E’ andata giù alle quattro del pomeriggio.

Il Dufour 34 è una gran bella barca, ottimamente organizzata per una conduzione crocieristica in solitario, un disastro per la regata in equipaggio. I winch del genoa sono troppo arretrati, buono se li deve manovrare chi sta al timone ma il tailer dovrebbe avere gli occhi dietro la schiena. Nonostante il mare la barca tiene abbastanza bene, molto asciutta nonostante l’onda, onda che non saprei quantificare ma era alta, molto alta… e corta, tipico quando c’è bora a Caorle.

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Prove di barche – Winning cat – Farr 640

Winning cat o Farr 640Di Marco:  Sono armatore di un Winning Cat da più di sei mesi e, anche se ancora non ho molta esperienza in campo velico, penso di potervi fornire qualche informazione utile!

Cominciamo con qualche informazione:

Il Winning cat o Farr 640, è come dice il nome stesso, un progetto del famoso designer Bruce Farr, quindi come dire… un nome, una garanzia! le caratteristiche peculiari di questa barca sono l’albero rotante e l’armo a cat; il winning cat si riconosce subito: l’albero è spostato “esageratamente” avanti ben oltre la cassa di deriva, non è insartiato ed è imponente: circa 9 metri per 90mm di diametro.

Ha una forma particolare (chi conosce Farr dice che si vede subito la sua firma) un profilo molto basso sull’acqua, e delle sezioni di poppa molto larghe rispetto alla prua. Il pozzetto è enorme, circa 3m x 2 di larghezza, quindi non ci sono problemi di spazio per muoversi e la poppa è rigorosamente aperta.
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