Category name:Cronaca

Shane Freeman soccorso da una nave cinese

Il Golden Globe deve ancora iniziare e già inizia a pretendere il suo tributo. L’australiano Shane Freeman, partito l’11 dicembre 2016 da Melbourne con rotta su Capo Horn per un viaggio di 14.500 miglia che doveva portarlo fino in Inghilterra per partecipare alla Golden Globe Race 2018, è stato salvato dalla nave cinese Frontier Ambition dopo che Mushka, il suo Tradewind 35, aveva disalberato 300 miglia ad ovest del Cile.

Il trasferimento tra la barca di Shane e la nave da carico è stato un po’ difficile, ma tutto è andato bene. Il suo shore team dice che ha fatto una doccia e un pasto a base di pizza. Nel giro di tre giorni sarà in Cile e da lì tornerà a casa. Le prese a mare di Mushka sono state lasciate aperte per fare in modo che la barca possa affondare evitando di creare problemi per la navigazione.

Sabato 18 febbraio pomeriggio, ora australiana, in condizioni di burrasca, dopo aver trascorso l’intera giornata al timone in condizioni molto impegnative, Shane aveva impostato la barca per la sera, con una configurazione che gli desse la possibilità di dormire per un paio d’ore. Appena sceso sottocoperta ha sentito il rumore di una grande onda si avvicinava e poi un botto – tutto era a testa in giù, era nero e c’era roba dovunque. Uscito a verificare i danni si è reso conto, come temeva, di aver disalberato.

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Tenta di attraversare l’Atlantico su una deriva, salvato dalla RNLI

E’ una notizia del 2014 ma io la scopro solo oggi grazie a .sNIPEOUT.. Un simpatico bulgaro di 30 anni è stato soccorso cinque miglia al largo delle coste del Dorset, UK, mentre tentava di attraversare le 3.500 miglia di Atlantico che separano l’Inghilterra dagli USA su una deriva acquistata qualche giorno prima a Christchurch.

Dei diportisti di passaggio hanno lanciato l’allarme dopo averlo visto apparentemente in preda al mal di mare mentre navigava in acque agitate al largo di Hengistbury Head, vicino Bournemouth.

Inizialmente l’uomo ha rifiutato l’assistenza della barca di salvataggio della RNLI continuando a dire “Vado ad ovest”. Dopo aver rifiutato l’assistenza per 45 minuti, l’equipaggio lo ha trascinato sulla barca e lo ha portato a riva.

Il membro dell’equipaggio della Lifeboat Pete Dadds ha detto che la deriva stava facendo acqua e l’uomo sarebbe morto se non fosse stato soccorso.

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Incendio distrugge 20 derive del Circolo del Remo e della Vela Italia

A Capodanno, probabilmente per qualche lanterna cinese caduta durante i festeggiamenti del nuovo anno, il grosso della flotta derive del Circolo del Remo e della Vela Italia ha preso fuoco e in pochi minuti si è sciolto tra le fiamme che hanno avvolto il terrazzo del Circolo su Via Partenope, a Napoli.

Un danno ingente per il Circolo ma soprattutto agli atleti che già nelle prossime settimane saranno impegnati con le prove dei Campionati Zonali previste proprio al Circolo Italia.

Circa 20 imbarcazioni tra Laser, 420, Optimist, 470 e Dinghy completamente ridotte a cenere nonostante lo sforzo di un socio che per primo ha chiamato i soccorsi. i Vigili del Fuoco hanno raggiunto Via Partenope con difficoltà ed in ritardo per la presenza delle migliaia di persone che festeggiavano il Capodanno sul Lungomare e delle installazioni dei new jersey antiterrorismo.

Il commento del Presidente del sodalizio Roberto Mottola: “Adesso è difficile quantificare i danni materiali, a cui dovremmo aggiungere quelli della struttura che pure sono notevoli. Il pensiero va soprattutto ai nostri atleti, la scorsa notte abbiamo perso tutto: barche, alberi, vele e quant’altro. Non si ricostruisce una flotta in poche ore”.

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Barca in fiamme alla Marina di Loano – Tre Morti

29 gennaio 2016, Marina di Loano – Una barca, Maiora di 22 metri, che era ormeggiata al molo esterno della Marina di Loano, nella riviera savonese intorno alle 6 di questa mattina ha preso fuoco. Una donna si è salvata, altre tre persone, due uomini e un’altra donna, che si trovavano a bordo sono in corso le ricerche sono morte.

La donna, una tedesca di 51 anni, si è salvata gettandosi in acqua svegliata dalle urla di uno dei due uomini.

Sul posto sono intervenute squadre dei vigili del fuoco di Albenga e di Finale, stanno completando le operazioni di spegnimento dell’incendio ma l’imbarcazione sta affondando.

La barca caduta dal carrello a Falmouth

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La scorsa notte una pattuglia della polizia di Falmouth & Helston ha casualmente trovato una barca di 35 piedi che era caduta dal carrello che la trasportava e al quale non era stata adeguatamente assicurata.

L’autista aveva lasciato il luogo per un numero di ore senza segnalare il fatto alla polizia, così barca e rimorchio sono stati lasciati nella più completa oscurità per qualche tempo su una strada stretta. Questo ha costituito un grave pericolo per gli utenti della strada e avrebbe potuto causare un incidente.

Via | Facebook

ARC 2016 – Evacuato l’equipaggio del BM39 Noah

I cinque membri dell’equipaggio, tutti tedeschi, del Noah, BM39 (Berckemeyer Yacht Design) che partecipa alla ARC 2016 (Atlantic Rally for Cruisers) sono stati evacuati dalla loro barca dopo che il 23 novembre aveva iniziato ad imbarca acqua.

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Sono stati soccorsi dalla Royal Research Ship James Cook (lunga 90 metri) il 24 novembre alle 16:45, a seguito del loro Mayday. Il salvataggio è stato coordinato dal MRCC di Tenerife con l’assistenza di diverse imbarcazioni dell’ARC vicine alla loro posizione.

Alle 1218 (UTC) di ieri, il controllo dell’ARC rally era stato contattato via email da Alex Grefrath, skipper del Noah, che avvisava di stare imbarcando un significativo volume d’acqua, la cui causa non era identificata.

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RYA mette in guardia i diportisti sui pericoli del monossido di carbonio

Dopo che tre uomini hanno ricevuto un trattamento per gli effetti causati dal sospetto avvelenamento a seguito di una perdita a bordo della loro barca a motore la RYA – Royal Yachting Association – ha pubblicato un articolo che mette in guardia i diportisti sui pericoli del monossido di carbonio.

I vigili del fuoco del South Wales Fire and Rescue Service e il Penarth Coastguard Rescue Team il 12 novembre hanno prestato assistenza all’equipaggio di una barca a motore al Cardiff Yacht Harbour. Un uomo aveva un sospetto avvelenamento e due stavano patendo gli effetti del monossido di carbonio. Tutti e tre gli uomini sono stati sottoposti ad ossigenoterapia sul posto prima di essere trasferiti all’ospedale. I vigili del fuoco hanno poi usato un ventilatore a ventilazione a pressione positiva (PPV) per ventilare la barca.

Conoscere i pericoli

Il monossido di carbonio è un gas incolore e inodore noto come il killer silenzioso. Può uccidere rapidamente se inalato in concentrazioni elevate.

I sintomi di avvelenamento sono simili a quelli dell’influenza o di una intossicazione alimentare, questi includono mal di testa, nausea e vertigini. Col passare del tempo si può soffrire di dolori al petto e mancanza di respiro, fino ad arrivare alla perdita dei sensi. Il riconoscimento precoce dei sintomi è quindi fondamentale, se non si interviene tempestivamente la morte può arrivare piuttosto rapidamente.

Consigli su come evitare un incidente di monossido di carbonio:

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Diportista italiano accusato di procurato allarme per aver abbandonato l’EPIRB in mare

Un diportista italiano che si è disfatto del vecchio EPIRB in mare è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per procurato allarme.

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Il dispositivo ancora funzionante si è automaticamente attivato mettendo in allarme la Guardia Costiera, che è stata impegnata per diversi giorni nella ricerca della barca potenzialmente dispersa. Ricerche continuate dopo che l’EPIRB si era arenato tra gli scogli del molo foraneo di Portosole Sanremo. Il tutto fino a che l’uomo non è stato rintracciato scoprendo che la barca non era dispersa e lui non aveva mai corso alcun pericolo.

Ora dovrà ora spiegare all’Autorità Giudiziaria le motivazioni di questo comportamento e oltre a dover rispondere di procurato allarme dovrà rispondere anche di abbandono di rifiuti in mare. In base al Decreto RAEE” – Rifiuti di Apparecchiature Elettroniche ed Elettriche, in vigore dal 2007, le radio-boe che vengono sostituite devono infatti essere smaltite come rifiuti speciali.

“È di fondamentale importanza che qualsiasi radio-boa venga dismessa nel modo corretto, in modo che non trasmetta più il segnale di emergenza. Tutti i comandanti di nave hanno il dovere di conoscere la corretta procedura di smaltimento delle radio-boe e sanno bene che nessun rifiuto elettronico può essere smaltito in mare. È difficile trovare una giustificazione a questi comportamenti – spiega il C.F. (CP) Luciano Pischedda, Comandante della Capitaneria di Porto di Imperia -. Anche per questo motivo si valuterà se sussistano i presupposti per chiedere il rimborso delle spese sostenute dall’Amministrazione a causa di un comportamento così superficiale ed irrispettoso dell’ambiente marino”.

Soccorso ai migranti – di Stefano de Dominicis

Stefano de Dominicis ha pubblicato in un gruppo su Facebook alcune belle e condivisibili considerazioni sulla tagedia dei migranti che ogni giorno perdono la vita in Mediterraneo.

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Una considerazione personale a seguito delle ultime notizie e di svariati post che mi è capitato di leggere ultimamente.

Dovendo affrontare alcune navigazioni in zone e periodi dove è piuttosto alta la probabilità di imbattersi nei “barconi della disperazione”, ho ritenuto opportuno e doveroso, cercare di informarmi su come poteva essere affrontata al meglio una tale evenienza. Ho quindi parlato con diversi responsabili della Guardia Costiera e delle Capitanerie di Porto che, in questi ultimi anni, si sono trovati ad operare in “prima linea”.

Il risultato, almeno per me, è stato sconvolgente! Ho ascoltato racconti di situazioni terribili. Ho visto occhi di marinai temprati da tante burrasche, divenire lucidi al solo ricordo. Ho avuto i brividi sulla pelle al pensiero di potermi trovare, un giorno, in una situazione simile.

Purtroppo, infatti, c’è ben poco che una barca a vela da diporto ed il suo equipaggio, possano fare di realmente utile nel caso ci si imbatta in un barcone di disperati, magari in procinto di affondare. Per prima cosa, il solo fatto di avvicinarsi al natante in questione, provoca generalmente una (ovvia) eccitazione da parte degli occupanti, che rischia di far capovolgere l’imbarcazione stessa. Arrivando in prossimità del mezzo in difficoltà, si attiva una delle reazioni più naturali e comprensibili da parte di queste persone: quella di gettarsi in acqua per cercare di raggiungere il “salvatore”. E’ capitato, spesso, che madri gettassero in mare i figli chiedendo ai soccorritori di salvarli (almeno loro). E’ capitato che motovedette attrezzate con equipaggi addestrati, si trovassero circondati da centinaia di persone che cercavano di salire a bordo e impedivano, con la loro presenza intorno al mezzo, le manovre al mezzo di soccorso stesso.

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Tenta di rubare una barca… con l’armatore dentro

Fortuna vuole che spesso i ladri siano anche profondamente stupidi. Come M. C., tunisino, residente ad Acate, arrestato e accusato del reato di furto aggravato perché ha tentato di rubare una barca a vela ormeggiata all’interno del Porto di Marina di Ragusa.

Il “nostro” si è introdotto in piena notte nella darsena, raggiunta la barca ha iniziato a liberarla dalle cime di ormeggio e ha avviato il motore.

Peccato però che l’armatore, un sessantenne di origine piemontese, stesse dormendo all’interno. Armatore che svegliato dal rumore del propulsore e intravisto la sagoma di un soggetto che manovrava il timone ha naturalmente chiamato il 113.

Gli agenti dell’Ufficio Volanti in collaborazione con il personale in servizio di vigilanza interna al porto (che evidentemente prima dormiva) sono riusciti a bloccare il soggetto.

Ora sarei anche curioso di sapere quale fosse lo scopo del furto e dove il ladro intendesse portare la barca.