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Video – Squali alieni: lo squalo lucertola

Un team di scienziati ha filmato per caso un raro Chlamydoselachus anguineus, detto anche squalo lucertola, al largo di Portimao, in Portogallo.

Lo squalo lucertola, o squalo dal collare, con 300 denti 300 triangolari affilati disposti in 25 file, è un esemplare che non è cambiato da almeno 80 milioni di anni. Le prime osservazioni della specie furono fatte nel 1880.

A causa della forma del suo corpo, che può raggiungere i 2 metri di lunghezza, è di colore marrone scuro e ricorda quello di un’anguilla, può essere all’origine degli avvistamenti dei serpenti di mare.

Firmata al ONE OCEAN FORUM la Charta Smeralda

Milano, 4 ottobre 2017 – Si sono chiusi questa mattina a Milano i lavori di ONE OCEAN Forum, l’evento dedicato alle iniziative di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela, organizzato dallo Yacht Club Costa Smeralda, voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan e realizzato in partnership con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e SDA Bocconi Sustainability LAB. L’evento ha ottenuto innumerevoli patrocini: The British Virgin Islands – BVI, Ministero dell’Ambiente, Comune di Milano, Regione Autonoma della Sardegna, CONI, SYBAss, Nautica Italiana, UCINA, Confindustria Nautica, Salone Nautico di Genova e Centro Velico Caprera.

Per la prima volta in Italia, speaker internazionali dell’UNESCO, massimi esperti scientifici di ambiente marino provenienti dalle maggiori università del mondo, insieme a ONG, aziende, giornalisti, studenti ed influencer, si sono confrontati in una due giorni di dibattitti, interventi, testimonianze e tavoli di lavoro sul destino dei nostri Oceani.

A conclusione del Forum, la Principessa Zahra Aga Khan e il Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo, hanno firmato la Charta Smeralda, codice etico e comportamentale che definisce e fissa i paradigmi per la tutela del mare.

La Charta Smeralda è volta a promuovere la consapevolezza dei principali aspetti d’impatto ambientale legati al mare e definisce ambiti di intervento concreti e immediati. E’ strutturata su 12 punti rivolti al singolo individuo e al contributo che può assicurare con i propri comportamenti. Sono invece 8 i punti dedicati alle organizzazioni. Il documento intende essere ulteriormente diffuso, promosso e condiviso da istituzioni e organizzazioni di varia natura, pubbliche e private, nazionali, internazionali e sovranazionali.

Presentazione Charta Smeralda da parte di Francesca Santoro e Stefano Pogutz rispettivamente Presidente e Vice Presidente Comitato Scientifico OOF. One Ocean Forum – 4 ottobre, Milano.

Durante la sottoscrizione della Charta, il Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo ha spiegato: “La scienza da sola non può promuovere i cambiamenti necessari. La sfida è grande: tutelare l’oceano che sta soffrendo a causa nostra, facendo in modo che l’attenzione di ognuno possa essere sollecitata e rimanga viva. Questo Forum, nato dall’idea che il mare ci ha dato tanto e che è giunto il momento di restituire, ha saputo trasmettere questo messaggio a tante persone. Ringrazio la Principessa Zahra madrina di questa iniziativa e tutti gli stakeholder del Forum. La Charta Smeralda è il veicolo e la voce di questo messaggio e ci auguriamo che quante più persone possibile la possano sottoscrivere”.

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Presentata a Milano ONE OCEAN Forum (OOF)

Milano, 19 settembre 2017. È stata presentata questa mattina a Milano ONE OCEAN Forum (OOF), l’evento ideato dallo Yacht Club Costa Smeralda dedicato ai progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela, che si terrà a Milano il 3 e 4 ottobre prossimi al Teatro Franco Parenti.

Conferenza Stampa One Ocean Forum. Da sinistra Jan Pachner (Segretario Generale OOF), Principessa Zahra Aga Khan (Presidente OOF), Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo (Vice Presidente OOF) e Francesca Santoro (Presidente del Comitato Scientifico OOF).

La presentazione si è tenuta nel cuore di Porta Nuova Smart Community, presso la Fondazione Riccardo Catella, attiva dal 2007 nella promozione di progetti civici ispirati alla sostenibilità e alla valorizzazione del territorio urbano.

Il Forum si avvale della partnership con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e SDA Bocconi Sustainability LAB e di numerosi patrocini di prestigio: Ministero dell’Ambiente, Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Milano, CONI, SYBAss, Nautica Italiana, UCINA, Confindustria Nautica, Salone Nautico di Genova e Centro Velico di Caprera.

Il Forum nasce come organo indipendente e non politico e punta a diventare un motore per accelerare progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e promuovere azioni pratiche di cambiamento, tramite il coinvolgimento di stakeholder di ogni genere: imprese, istituzioni scientifiche, organizzazioni no profit, influencer e personalità di fama internazionale.

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L’impronta ecologica nelle costruzione di barche

Rilancio, tradotto in italiano, un articolo pubblicato in inglese su Modernwoodenboat.

“Ma come fai a promuovere la costruzione di barche in legno, nel 2017, con le foreste che stanno scomparendo, l’impatto ecologico dei tuoi progetti è devastante”

oh, davvero ?

Allarghiamo un po’ lo sguardo.

Le alternative: nel mio range di progetti (20-35 piedi, 6-10 metri) ci sono due realistiche alternative alle costruzioni in legno & epoxy

Leghe di alluminio: questa è una ottima scelta, e ci permetterebbe di usare alluminio riciclato, in teoria… nella pratica quotidiana mi sono trovato a dover cercare chi producesse dei fogli di alluminio riciclati da utilizzare per costruzioni navali (sono leghe particolari della serie 5000 e 600 maggiormente resistenti alla corrosione in ambiente marino), la risposta è stata… NESSUNO.

Semplicementle le leghe ottenute da alluminio ricicalto da me reperite non sono adatte a fabbricare barche, punto; usare alluminio “nuovo” vuol dire in ogni caso utilizzare uno dei materiali più costosi da produrre dal punto di vista energivoro, quindi non è una scelta così “verde” come sembra, certo abbiamo un bel vantaggio comunque, perché gli scafi saranno appetibili come materiale da riciclaggio, e davvero nel panorama attuale non è poco.

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Il VHF con sistema DSC non è obbligatorio

Qualche mese fa qualche rivista specializzata interessata più a fare clickbait attraverso i gruppi di vela su facebook che a fare informazione aveva “strillato” allo scandalo per una notizia, evidentemente non verificata, su un’imminente obbligo della dotazione del VHF, col sistema DSC (Digital Selecting Calling) per i diportisti. Il problema era che il patentino limitato RTF (conseguito senza esami, per il VHF) non è valido per il sistema DSC che richiede un’abilitazione specifica molto complessa (e scomoda) da conseguire.

Il 3 luglio Vela e Motore ha pubblicato una lettera in risposta a un diportista che chiarisce, e smentisce, qualsiasi ipotesi. La risposta e della Direzione Generale, divisione 7, del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT), ha recentemente fornito chiarimenti che vanno nella direzione di quanto abbiamo sopra esposto.

Innanzitutto, non esiste ancora alcuna nuova normativa definita e avviata alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, come invece qualche organo di stampa aveva paventato. La materia è oggetto di studio e valutazione, di confronto tra i Ministeri interessati, e “non è interesse dell’amministrazione – così la Direzione del MIT – avviare procedure di revisioni normative che mettano repentinamente in difficoltà l’utenza diportistica”.

Il Ministero è al lavoro per trovare il modo migliore per combinare la necessità di aumentare la sicurezza in mare, obiettivo principale della pubblica amministrazione, con l’esigenza di non aggravio per i diportisti. La possibilità di realizzare “percorsi di adeguamento semplificati per gli operatori radio del diporto, a similitudine di quanto previsto in passato per altri settori (pesca)”, è un’ipotesi tra le più accreditate.
Infine, viene ribadita l’intenzione di “non pesare eccessivamente con oneri amministrativi ed economici sull’utenza stessa”.

Via | www.velaemotore.it

Uscita imbarcazione verso paesi Extra Schengen (Croazia)

Mi è arrivata questa comunicazione dal Marina Hannibal (complimenti a loro per fornire un servizio che esula da quella classici che dovrebbe fornire un marina).

Gentile Cliente,

desideriamo ricordarLe con la presente che prima della partenza dell’imbarcazione verso un Paese extra-Schengen (es. Croazia) è necessario notificare l’uscita presso l’ultimo porto di area Schengen (es. Italia o Slovenia), pena una sanzione amministrativa.

L’Ufficio preposto per la formalizzazione dell’uscita da Monfalcone è quello della Polizia di Frontiera Marittima / Aerea, operativo 24h presso l’Aeroporto di Ronchi dei Legionari (tel. 0481 775136).

Oltre all’esibizione dei documenti di identità dei passeggeri in originale è richiesta la compilazione e consegna del modulo standard, scaricabile qui e disponibile anche presso l’Ufficio stesso.

Qual è in sintesi il problema? Il problema è che – anche se la maggior parte dei diportisti non lo sapeva – l’obbligo di dichiarare l’uscita dal nostro Paese verso un paese non Shengen esiste da tempo ma nessuno faceva i controlli, quindi la regola veniva disattesa e nessuno sanzionato. Oggi l’Unione Europea ha deciso, per problemi di terrorismo, che vanno verificate tutte le uscite.

Link al modulo lista equipaggio

Famiglia lancia il Codice di Emily per salvare vite umane in mare

Emily’s Code mira a prevenire gli incidenti in mare evidenziando alcuni punti chiave sulla sicurezza e lasciando un’eredità in memoria della 14enne Emily Gardner.

Il 2 maggio 2015 Emily è annegata in un incidente in barca a causa di giubbotto di salvataggio indossato male. Il Codice di Emily mette in evidenza alcuni dei rischi che hanno contribuito a causare l’incidente di Emily.

I genitori di Emily, Clive e Debbie Gardner, stanno lanciando il Codice con il supporto della Royal Yachting Association (RYA), HM Coastguard, British Water Ski and Wakeboard, e la RNLI per sensibilizzaree i proprietari di barche di piccole dimensioni e gli utenti.

I genitori di Emily hanno detto: “Molti genitori come noi non hanno la consapevolezza di quali siano le linee guida di sicurezza sulla nautica da diporto e non hanno mai usato un barca prima. Quando Emily è andata in gita con i suoi amici, siamo stati rassicurati che la sicurezza era di primaria importanza e che l’attrezzatura era di prim’ordine.

“Se una sola famiglia vede questo e agisce per proteggere i loro figli in acqua, il Codice di Emily avrà avuto successo e il nome di Emily continuerà a vivere. Qualcosa di semplice come controllare che il vostro giubbotto di salvataggio o di galleggiamento sia indossato correttamente può salvare la vita. Quindi siate intelligenti è seguite il Codice di Emily”.

Via | www.emilyscode.org

Cambia la DEKPA per navigare in Grecia

Le autorità greche hanno annunciato un cambiamento nel loro modo di gestire le barche che navigano nelle loro acque.

Attualmente tutte le barche hanno bisogno di una DEKPA che elenca i dettagli di tutti i proprietari, nonché della registrazione barca, numero di scafo e simili. Deve essere fatto ogni anno in un ufficio della polizia portuale o un notaio locale. Viene poi conservata a bordo per la visualizzazione di polizia portuale o altre autorità locali, ove richiesto.

Il ministero della marina mercantile Greca ora ha fatto un nuovo modulo DEKPA, il che rende necessario a tutti coloro in possesso di un modulo esistente di comprare uno nuovo. Il nuovo modulo deve essere acquistato alla scadenza del vecchio e va rinnovato ogni anno.

Il costo è di 50 € e proprietari di barche dovranno fornire la seguente documentazione al momento dell’acquisto del nuovo modulo:

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Legarsi alla barca: le Jacklines

Quello di mantenersi saldamente assicurati alla propria barca durante una navigazione con cattivo tempo o in solitario è un argomento spesso discusso su tutti i forum, anche se in maniera parzialmente errata. Tanto per cominciare, la fettuccia o la cima alla quale noi ci assicuriamo con la nostra cintura di sicurezza in inglese prende il nome di “Jackline”. Nel 90% dei casi, erroneamente, viene chiamata “Lifeline” (che in inglese sono le draglie!). Analizziamo adesso i modi più sicuri per legarsi alla propria imbarcazione…

Ci sono diversi fattori di cui dobbiamo tenere conto per far si che la nostra Jackline deve sia funzionale:

1. Posizionamento e caratteristiche dell’ancoraggio della Jackline sulla nostra barca
2. Tipo di materiale usato per costruire la nostra Jackline
3. Il Link, metodo di collegamento Jackline/Persona

[…]

Questo è l’inizio di un utile testo in PDF che Stefano Liggio (www.stefanoliggio.it) ha caricato nel gruppo facebook Sail Tech. Un file nel quale spiega tutti i perché e per come delle Jacklines.

A integrazione del testo Cristian Pilo (www.modernwoodenboat.com) consiglia moschettoni da via ferrata. Dono stracomodi, si aprono e chiudono anche con guanti, non hanno ghiere che si inchiodano e sono fatti per lavorare con la leva del moschettone che pesta (sulla roccia o sulla coperta della barca) senza che questo causi aperture accidentali.

Sergio Frattaruolo (www.extremesailacademy.com) sottolinea il fatto che un sistema di jackline e harness che non vi permette di non cadere fuori bordo (non di rimanere attaccato alla barca), è inutile.

Per chi non avesse un account a facebook ecco il link diretto al PDF Jackline

Progetto GHOST per la la rimozione delle reti fantasma dai fondali delle Tegnùe

Da fondali di tipo prevalentemente fangoso-sabbioso nel mare Adriatico affiorano delle particolari formazioni rocciose che rappresentano delle vere e proprie oasi di biodiversità. Affioramenti che i pescatori veneti a suo tempo battezzarono tegnùe (trattenute) perché trattenevano e strappavano le reti a strascico durante le attività di pesca.

Queste reti abbandonate trattenendo la fauna e soffocando la flora dove sono depositate danno origine al fenomeno della pesca fantasma, una vera e propria desertificazione della vita e della biodiversità marina.

Il Progetto GHOST promuove misure concrete per preservare e migliorare lo stato ecologico di questi habitat rocciosi. Uno dei principali obiettivi è stata la valutazione degli impatti che gli attrezzi da pesca abbandonati o persi sui fondali marini possono determinare sulla biodiversità marina.

A questo fine ha provveduto al loro recupero in aree campione, ha determinato le procedure più idonee per il loro riciclaggio e/o smaltimento e quantificato il valore economico dei benefici ecosistemici associati alla loro rimozione.

Complessivamente, grazie alla attività subacquee di recupero reti e attrezzi abbandonati sono stati eliminati dai fondali circa 5 quintali di attrezzi e altri rifiuti riconducibili ad attività di pesca e acquacoltura a vari stadi di degradazione.

I monitoraggio successivo ha riscontrato un ripopolamento delle aree ripulite.

Per info www.life-ghost.eu

life-ghost