Prima Uscita in J/70

settembre 30, 2013 | By Mistro
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Immagine 2 di 35

Di Beppe Zavanone

Dopo 10 stagioni in Melges 24 era tempo di cercare nuove emozioni monotipiche. Sostituire la “barca perfetta” non è stato facile, fui tra coloro che contribuirono a lanciarlo definiticamente in Italia, arrivai nella classe italiana che annoverava numeri piccoli anche se Zuccoli e poi Favini avevano già vinto i mondiali 2000 e 2001. Formammo una flotta alassina, creammo un circuito italiano spostando gli sponsor che avevamo sui terribili Beneteau 25 ed i numeri si fecero rapidamente enormi. Nessun monotipo, anche affiancandolo alle nostre tappe, riuscì a decollare, Ufetti, H22, J22, J80, Este24, SB3 non sono mai riusciti a raggiungere numeri decenti né presenze di campioni anche internazionali così importanti. Sono stati i monotipi storici come i FUN o i J/24 quelli a resistere di più. Con gli anni gli unici numeri importanti si sono rivisti, in misura inferiore sui Melges 20 e poi sui Melges 32 che però come budget sono più gli eredi dei Mumm 30 ed i Farr 40.

Per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo raccontare qui, il Melges 24 ha ridotto di molto i suoi numeri italiani ed americani, pur amplificando quelli europei. Ma le caratteristiche adrenaliniche ma anche marine del 24 sono fuori di ogni dubbio, ed anche la formula Corinthian è stata la fortuna di quel barchino. Ancora oggi dopo 20 anni non è facile far di meglio.

Ecco perché il J/70 assomiglia così tanto al Melges 24, deriva a scomparsa per una facile carrellabilità, fiocco rollato, gennaker con bompresso. Sia chiaro che la J-boats ha praticamente inventato la monotipia, pensate ai numeri del J24, oltre 5000 barche prodotte, ed anche il J80 che da noi è quasi invisibile è arrivato in un ventennio a 1900 scafi prodotti, più del doppio che di M24. J/boats costruisce cabinati monotipo da decenni, regatano a decine i J/105, oppure i J/109 e quelle più grosse, tutte col bompresso mentre gli altri cantieri iniziano vagamente oggi ad inserirlo nei loro disegni. Ma il vero successo a diffusione internazionale manca dai tempi del J/24.

Questo J/70 arriva dopo un paio di Beneteau 25, quattro Melges 24, un SB3, e qualche regata o più in Melges 32, Fun, Farr 40 etc…

Non è una barca rivoluzionaria, ci sono delle belle idee che proseguono il discorso del Melges 24 a cui come detto si ispira chiaramente, riprendendone anzi il discorso originale, quello di monotipo veloce per tutti, dove si può scegliere la veleria che si desidera ma senza la follia delle vele costosissime e fragili in kevlar, 3DL e tutto quanto arricchisce i velai trasformando le regate in gare di bonifici.

Deriva a scomparsa ma con un migliore sistema di derlin ed una gruetta più leggera e sicura. Il bulbo a zampone e non più a siluro lascia un po’ perplessi ma 300 Kg su un totale di 800 non sono male e sarà anche per la linea dello scafo, molto classica guardandola da prua ricorda quasi un dragone, e lo spigolo lungo tutta la lunghezza la barca va dritta senza scarrocciare anche con la sola randa e pochissimo vento. Probabile una tendenza alla planata più ritardata.

Sistema di strallo+fiocco molto più classico, per altro quello che la classe internazionale Melges 24 si era inventata qualche anno fa e che fu contestata e rifiutata praticamente dalla unanimità degli iscritti: strallo fisso ma regolabile con tornichetto, fiocco con zip che va su con drizza, anch’essa con tensione regolabile con paranco.

Albero molto “tozzo” prodotto dalla Selden (Southern Spars in USA) ed ha le crocette in alluminio (Carbonio in USA) ed alla faccia della monotipia sembra che quello europeo vada meglio… Il paterazzo anche per via del sistema a stringimento dello sdoppiamento ha una potenzialità di intervento molto ridotta, anche perché l’albero non è molto flessibile. Boma in carbonio molto leggero, ben alto e corto, per cui la randa non è grandissima, ed il pozzetto più sicuro. Il fiocco è un po’ più sovrapposto con tamburo rollafiocco posto sottocoperta. Per rollarlo c’è uno scottino del 3 assolutamente da sostituire.

Il gennaker è di 45 mq, circa 2/3 di quello del M24. La bugna è molto alta e questo permette una ottima visuale, una grande sicurezza per gli incroci a 18 nodi in regata. La barca pesa poco e le prestazioni non mancano, ma i due winch sono veramente un fastidio, e si sono già rivelati molto pericolosi per le terga e le vertebre dei tailer. Si parla di una deroga al regolamento che permetterà, se proprio non si vuole eliminarli, di montarli rivolti verso sotto coperta.

Il pozzetto è enorme ed ergonomicamente comodo, si potrebbe andarci comodamente in 5 ma sembra che 4 sia il numero preferito, con ancora molte correnti di pensiero riguardo al peso totale che qui non è limitato. La posizione prevista è di due con le zampe fuori e gli altri due dentro (timoniere e tattico, come al solito l’afterguard raccomandata), ma per chi sta fuori niente “haking”, si deve stare seduti normalmente, e questo credetemi per i miei 51 anni vale già da solo il cambio di barca…

Il bompresso ha solo il butta fuori, lo si richiude con la mura, soluzione a cui eravamo già arrivati da anni. Tutti i bozzelli harken hanno il sistema a freno, è permesso aggiungere una coppia di strozzatori sopravento per la scotta del fiocco.

Vang non rigido con sistema di regolazione sdoppiato a doppia torretta. Drizze Randa e Fiocco che restano in mezzo ai marroni, da ottimizzare con un sistema di imbandi asportabili.
Pochissimo lo spazio per l’elettronica, molti la montano sul paramare come sui cabinati, o sul vascone in cui si tiene il gennaker.

L’attacco del motore è fisso, comodo per basculare il motore ed andarci in crociera ma un po’ più laborioso per metterlo e toglierlo; cosa sgradita il motore non ha un suo gavone e tocca trascinare i suoi 15 Kg fin sotto coperta.

Il timone sembra solido ed efficace anche se non profondo. Comodo il sistema di fissaggio a perno unico.

Sotto coperta ci sono due panche per sedersi ed un pianale letto utilizzabile per una eventuale “camping cruise” gradevole visto che sulla testa si ha un bellisimo boccaporto in plexiglass come nelle barche serie che regala areazione e luminosità. Una pompa di sentina manuale garantisce lo svuotamento per i casi estremi.

La prova in mare con 5-6 nodi di arietta e mare piatto ci ha molto soddisfatto lasciandoci però la voglia di riprovare, appena possibile, il nostro j/70 con brezza tesa. La barca, come prevedibile, è molto reattiva alle regolazioni della scotta randa e fiocco, ed ovviamente dei rispettivi carrelli; ma anche il paterazzo entra in questo gioco di tuning anche se come detto l’albero non è così flessibile. La barca va dritta dritta anche lasciando la barra per interi minuti. La sensazione è che con un po’ più di vento stringa un angolo molto ridotto. Con tre persone a bordo abbiamo rilevato velocità sui 5,2 Kn sia di bolina che al lasco.

Il Gennaker come detto è di facilissimo utilizzo, lo issi lo strambi lo ammaini con grande tranquillità; abbiamo utilizzato una scotta unica custom a cui siamo abituati, i miei soci l’han trovato bello potente e pesanta da cazzare, ma sono due timonieri che non sanno come siano i gennaker di altre barche su cui hanno regatato ma mai con compiti di fatica… ah forse con poco vento una stecca al paterazzo può aiutare il passaggio della randa in strambata.

I pesi sono importantissimi, la barca è molto reattiva, quanto un melges 24 o anche 20, niente a che vedere con un SB3.

Star dentro o star fuori con le gambe è sempre comodo, poggia piedi centrale dove serve, antisducciolo a sabbiatura molto efficace almeno adesso che è nuovo, i candelieri bassi posizionano le draglie al punto giusto, con 4 salsicciotti è risolto il problema confort.

Quindi dimenticatevi i lividi inguinali della fascia del Melges 24 o quelli lombari del mancorrente dell’SB3. Di quest’ultimo dimenticatevi anche la sartia diagonale che graffia la faccia al prodiere o il paterazzo che vi graffia quando salite a bordo, come detto qui non ci sono tranelli dispettosi a parte quei due winch maledetti.

Il prezzo si aggira sui 40 mila Euro compreso carrello e vele (ndr).

Info su www.j70.it e jboats.com

Comments: 10

  1. marco ha detto:

    Beppe maniglia e la sua valletta Franco!!! 🙂
    BV

  2. Gof ha detto:

    Qualche difetto?
    Numero di barche in regata in Italia?
    I 40k sono con IVA o senza ? (domani aumenta, altrimenti lo prendevo 🙂
    Aspetto un invito di Beppe a provarlo!

  3. marco ha detto:

    Allora per stare nei 40K ti devono fare un bello sconto 🙂

    • Beppe ha detto:

      Non necessariamente, anche se senza permute non è difficile ottenere uno sconto.
      35000 ivata più carrello e vele, il trasporto puoi anche fartelo tu.
      Nei 40 io ci sono stato, motore incluso.

  4. peppu ha detto:

    concordo con cio’ che scrivi hai la solita penna pulita e genuina
    ti aggiorno su una cosa che sta succedendo qui da noi,
    l’armatore che l’ha comprata non ha vellieta’ di circuito ma piace regatare in mezzo agli altri
    in orc (lo so che gia’ vi state scaldando, ma non tutti hanno la voglia ed il piacere di spendere tra 10/50mila euro per fare il circuito, in orc paga 667,4
    a livello di passo puro va meno di un sb20 specialmente con poca aria che paga lo scotto di una randa piccola (chai visto giusto tira poaco all’orza anzi…)
    pero il gph e’ inbattibile in minialtura ( qui corrono insieme, beneteau 25, melges 24, mumm30, este 24, ed i mini 6,50) li schianta tutti costantemente, e’ armonica da davanti e’ bella da vedersi, il boma corto e lozoccolo ellittico non soino un bel vedere, pero’ se non ci fai circuito e la butti in minialtura ed orc ti ci diverti molto ugualmente
    personale riflessione; molto barca marina, il melges 20-24 sono delle derive a confronto, sb e’ un aborto ma e’ più sportiva rispetto al j-70
    direi perfetta dai 45 in su con moglie al seguito

  5. matteo r ha detto:

    Che bello, il pezzo di un velista pro che si fa leggere anche da un velista pip. Sono soddisfazioni che regala solo Velablog. Grazie all’autore!
    (pro = professionale, non necessariamente professionista; pip = pippa, non necessariamente professionista)

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