Un giro sull’Este 24

aprile 4, 2013 | By Mistro
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este-24-exteSono passati quasi dieci anni (era il Giugno 2004) e tanta acqua sotto le barche da quando ho scritto questo resoconto. Lo recupero dal vecchio VelaBlog e lo ripubblico qui.

Qualche giorno fa Al il venexian mi invita a fare un giro sul suo Este 24. Come sempre quando si tratta di barche che non siano il 2.4 sono combattuto tra la felicità di andare in barca e quel minimo di senso di inadeguatezza che uno con le mie rogne non può non portare costantemente come bagaglio al seguito.

Devo trovarmi al Diporto Velico Veneziano verso 13.30, pianifico gli orari di treni e vaporetti per essere lì alle 13.34 ma a Treviso si scatena un temporalone micidiale. Approfitto di un momento di calma di pioggia per portarmi alla stazione, almeno lì se dovessere ricominciare a piovere sono al coperto.

Prenderò il treno mezzora prima arrivando di conseguenza prima a destinazione.

Per quanto ne sei abituato, per quanto uno ci abiti vicino, per quanto uno ci sia stato un milione di volte Venezia e sempre Venezia. Quanto si supera il varco per uscire dalla stazione si entra in un altro mondo, in un’altra epoca. è sempre un’emozione indescrivibile.

Arrivo al DVV, si fanno le presentazioni, Al (che xe proprio un puteo, il coarmatore e Stefano, che più tardi restituirà al mare il saor e i peoci mangiati la sera prima. Trovo anche un paio di sorprese, il giudice che ha fatto impazzire Nata e nientepopodimenoche un armatore che gli avanza un First 210… ma non è sicuro di volerlo vendere perché gli è emotivamente affezionato.

Si va in barca. Guardo L’Exte e già mi fa impressione quella linea così affilata, quella poppa così larga, quel gran ballare quando le cammini sopra… QUEL CA**O DI 20 NODI DI BORA che non riesco a scrollarmi di dosso da due mesi a questa parte.

“Come dicevi Al, volevate provare qualche strambata di spinnaker… ea vedo tanto dura… “

Va bon… si esce… poti poti poti fino ad un punto abbastanza largo del canale e si va su randa… minnnchia che randa!!!! la guardo da sotto e fa impressione, allunamento ehm… importante

mi preoccupo

Prendo in mano la scotta, giusto per avere l’idea di essere attaccato a qualcosa… si va su di genoa… primo “refolo”… falchetta in acqua, lasco tutta la randa, restiamo con la falchetta in acqua col solo genoa che porta e tre marmittoni (più uno scriciolo, Al) appesi sopravento…

a benon… mi preoccupo

Per un’oretta e mezza boliniamo controcorrente per uscire dalla bocca di porto del Lido ma c’è troppo vento, l’Este non è adattissimo sbanda parecchio a fatichiamo a tenerlo dritto (anche se i nostri 6/6.5 nodi ce li facevamo, spesso ci troviamo con la falchetta in acqua, se cazzi la randa ti distendi, se la laschi sente i rifiuti del fiocco, spesso ti distendi anche con la randa completamente lascata.

Butto lì di prendere una mano di terzaroli, stranamente mi ascoltano anche se sono il meno esperto, va un po’ meglio…

inizio a sentire vocine che chiamano gennaker gennaker gennaker…

mi preoccupo…

Usciamo dalla bocca di porto e prendiamo una bolina larga/traverso per portarci un pò fuori (va ben cercare la planata, va ben volare, va ben che il Lido è pur sempre una bella isola… ma traversarla in barca a vela rischia che ci rimetti qualche punto di patente).

Il mare è abbastanza agitato ma la barca va un treno e la navigazione è già più confortevole, in un momento di relax dico ad Al: “certo che se tu avessi dato la tua disponibilità per traferire L’ICS per Paguro una vaschetta col bestion me la sarei fatta volentieri”. Al ipotizza che se il Paguro fosse partito in mattinata a quell’ora potrebbe essere proprio al largo da qualche parte lì intorno.

Butto un occhio al log, siamo sugli 8 nodi… ‘nchia già oltre la velocità critica.

Nel frattempo il coarmatore e Stefano iniziano ad agitarsi correndo su è giù per la coperta, spuntano un sacco di cime.

mi preoccupo

iniziano a passare le cime nei rispettivi circuiti, da sottocoperta spunta un borsone. A prua vedo comparire un lungo rostro bianco, un simbolo vagamente fallico con un bozzello in punta (credo che i figaccioni la chiamino varea)

mi preoccupo

Stefano passa da un bel color abbronzo mediterraneo ad un poco rassicurante verde malaticcio. Mi preoccupo… per lui. Certo che con tutto quel andare avanti e indietro, tutta quella prua che si è fatto, è anche comprensibile.

Tutto è pronto… si poggia, su il gennaker, giù il genoa, si orza, si mette il gennaker a segno e via… 8 nodi… 8.5… 9… 9.5… si stacca, parte la planata, lo scafo non è più schiavo della sua lunghezza al galleggiamento … in un attimo e senza rendercene conto siamo a 10.7… 10.8

non mi preoccupo più… godo

rimbalziamo, non si sente neanche più il rumore dello scafo sull’acqua, solo una vibrazione… urliamo come fossimo sulle montagne russe. Imparo a comprendere l’entusiasmo di Beppe per il suo Melges.

godo intensamente

Andiamo così per un pò fino a quando Al non vede arrivare una raffica, urla di mollare ma Stefano che ha in mano la scotta tiene duro, arriva il rafficone, Stefano tiene, Al urla di mollare, Stefano tiene, la barca si
distende completamente…

Perdonate il triplo carpiato di parole che vado a scrivere ma non mi riesce di trovare un modo diverso di esprimere il concetto…

…sono praticamente dritto, in piedi coi piedi puntati sul puntapiedi perfettamente in punta di piedi… che neanche Rudolf Nureyev sarebbe arrivato a tanto riscopro di avere muscoli che avevo dimenticato da almeno vent’anni… e che oggi mi dolgono tutti.

Per la prima volta in vita mia ho avuto veramente paura di essere costretto a dover fare un tuffo.

Dicevo: la barca si distende completamente e Stefano tiene, parte la straorza e Stefano tiene, la barca si raddrizza e Stefano molla.

I ragazzi sono bravi, recuperano la barca bene e in fretta, si riparte, l’onda non ci è proprio favorevole ma si riesce a staccare oltre i 10 nodi in un altro paio di occasioni, in una di queste Daniele il co-armatore si volta e ci regala un’espressione del volto che parla più di mille parole, è letteralmente estasiato, gli chiedo se ha appena trombato, mi fa cenno di si con la testa, senza parlare.

L’estasiamento non gli sparirà dal viso fino a notte fonda

In poco più di mezz’ora copriamo le 6 miglia di mare che separano la bocca di porto del Lido da quella di Malamocco, con Al la buttiamo lì di andare a Cesenatico e farci qualche bombolone. Strambiamo per imboccare l’ingresso. Di fronte alla diga Stefano si libera del saor e dei “peoci”, mare erano e mare ritorneranno.

Una volta entrati il mare si fa piatto e non fatichiamo a staccare un ultimo biglietto per il paradiso.

Siamo in canale, su il genoa e giù il gennaker, tentiamo un paio di bordi ma per la via di casa è tutto vento sul naso, ci aspetta una serie infinita di virate (anche perché il canale è stretto stretto), ammainiamo tutto.

Ci vorranno due ore e passa di noioso poti poti poti per coprire il tragitto che abbiamo fatto in poco più di mezz’ora di vela… ma siamo contenti lo stesso.

Arrivati in porto, ormeggiato e sistemato tutto si va a mangiare la pizza e si fa quello che fa qualsiasi piccola comitiva di velisti maschi seduti intorno ad un desco: si parla di figa… ed in particolare di tette, argomento su cui, modestamente parlando, sono professionalmente preparato.

Ps. Sicuramente nel raccontare ho dimenticato qualcosa per strada… ma è già venuta lunga abbastanza e va bene così.

PPs. Grazie a Stefano, Al e Daniele per avermi regalato un pomeriggio di grandi emozioni.

Comments: 2

  1. matteo r ha detto:

    Ehi, Velablog mi ha sparito un commento! Lo avevo fatto anche in rima, dannazione.

  2. Mistro ha detto:

    non lo ha sparito, è finito sotto l’allegato, insieme alla mia risposta http://www.velablog.it/prove-di-barche/un-giro-sulleste-24/attachment/este-24-exte

    E non so perché

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