Aluaka – Lo Stadtship 54 Ac by Davide e Ivan Zerbinati

luglio 10, 2015 | By Mistro
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Aluaka è il nuovo 54 piedi by Zerbinati realizzato unendo un team di professionisti Italiani e Olandesi.

Aluaka 54 piedi by Zerbinati 01

Aluaka 54 piedi by Zerbinati 01
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Lo scafo in alluminio, con spessore di 7mm è stato realizzato dai cantiere K&M www.kooimakkum.nl su disegno della carena di Van de Stadt della serie Stadtship www.stadtdesign.com. Attrezzatura, Impianti ed interni sono stati disegnati dallo stesso Davide Zerbinati.

Si tratta di una barca con 15m di galleggiamento, 2.50m di pescaggio, pilot house, 5 compartimenti stagni, water ballast da 900 litri cadauno e superficie velica di bolina di 164mq.

Gli Interni sono stati realizzati dal cantiere Zuanelli www.zuanelli.it e gli stessi Zerbinati, padre e figlio, hanno eseguito l’isolamento, l’impiantistica e l’attrezzatura.

I due Zerbinati hanno impiegato 13 mesi per completare la barca dallo scafo nudo, lavorando due giorni alla settimana ed il mese di Agosto 2014; tutto è stato ben organizzato con un completo lavoro di ufficio, progettazione e logistica per ottimizzare il tutto, un impegno di più di 2000h.

Davide e Ivan Zerbinati sono due nomi importanti tra i tecnici della vela. In 25 anni di attività hanno preparato più di 1000 barche da viaggio, di cui circa 300 in alluminio, materiale per i quali sono considerati specialisti.

Davide Zerbinati è progettista, ingegnere ed architetto vanta varie collaborazioni con diversi studi e cantieri internazionali ed è specializzato in barche in metallo da molto tempo, perito molto ben referenziato è autore del libro Lavori a Bordi, agente Leesails, naviga in silenzio con moglie e bambini. Più di 50.000 miglia di esperienza nei vari Oceani, diversi periodi di cantiere in giro nel Mondo.

Ivan Zerbinati, considerato il Guru degli impianti elettrici, da ormai 30 anni segue molti Italiani giramondo e navigatori d’altura, ha preparato la loro barca fornendo prodotti di qualità come alternatori di potenza Ample, Balmar, dissalatori Spectra e fonti di ricarica alternativa. Naviga in Mediterraneo appena il tempo glielo consente.

E ora la parola a Davide e Ivan Zerbinati

Come nasce questo progetto?

L’idea nasce del 2011, cercando una barca con la pilot house, in grado di permetterci di sopravvivere meglio al mare nelle stagioni non estive. Avere la possibilità di fare un turno al coperto, protetti dall’umidità o dal vento aiuta molto. Nella pilot house, oltre ad esserci il carteggio ci sono anche due cuccette per rilassarsi.

Il concetto è ripreso da molti open 60 e molte barche nordiche, quindi non è innovativo, ma con l’aumentare dell’età è delle distanze, una protezione che non sia la solita capottina cambia il Mondo. Del resto molte barche nordiche sono dotate di Pilot House o Deck house, quest’ultima però non rende molto armoniosa la linea della barca.

Navigando molto, sono cambiate le esigenze, ma è anche vero che oggi le barche sono più potenti e facili da portare. Una dimensione di 15 metri permette più confort con le onde degli estremi della terra, oltre che più velocità e capacità di stivaggio.

Van de Stadt è un nome ben conosciuto, le sue barche sono apprezzate il tutto il mondo per quello che viene discusso come marinità: velocità, controllo, potenza. Un ever green che resta fuori dalle mode e dai brand commerciali, che ormai vede solo i soliti 3-4 nomi.

La barca è stata disegnata in 3D fino ai dettagli, controllati i pesi, varata 20 gg fa sotto la pioggia nei lidi di Chioggia, sembrava di essere ad Ushuaia. Abbiamo tenuto un piccolo blog sul sito ed abbiamo avuto molto interesse, anche in cantiere. Il settore della tipologia Explorer è nuovo per l’Italia e noi abbiamo una struttura piccola che ben si adatta a progetti one off.

Perché l’alluminio?

L’alluminio per noi è la scelta vincente, poca manutenzione se non è dipinto, molto facile da lavorare, elastico e molto portato ad assorbire i colpi prima di rompersi. Aggiungete, un comparto stagno a prua, la cabina di prua e il vano tecnico con motore e linea d’asse con porte stagne, una paratia prima dell’asse del timone, serbatoi strutturali e pinna integrata nello scafo, in modo da creare un monoscocca.

Noi siamo alla seconda barca di alluminio e non cambieremmo la nostra scelta. Ci sono ottime barche in vetroresina, ma periziandone tante nell’usato, siamo di fronte al fatto che poche sono realmente intatte e non hanno subito grouding.

In Italia l’alluminio non è capito, ma è molto sognato, sarà perché non si naviga in posti remoti o non abbiamo navigatori come Skip Novak o Jimmy Cornell, di fatto basta vedere che molti cantiere Olandesi continuano a produrre barche in alluminio ed in Francia sono nati molti cantieri come Boreal, Allures, e Garcia che è ritornato alla vela. Quasi tutti i deriveur sono in alluminio ed Ovni ha fatto storia.

Deriva mobile?

Noi siamo per il fisso. Solo se si vuole andare in posti estremi o passe remote, ma poi la cosa buffa è che chi la ha, dice che non la usa e quindi avere una barca condizionata per la deriva mobile e le sue manutenzioni non è sempre apprezzato. Ben diverso avere una deriva mobile zavorrata o una falsa chiglia sottostante.

La deriva fissa offre prestazioni nettamente superiori e maggiore sicurezza in alcune andature.
La deriva mobile predilige l’accesso in posti con basso pescaggio o la facilità di spiaggiare.
Sarebbe un argomento da club velico come “Qual è l’ancora migliore?”

Che barca è Aluaka?

Volevamo una barca versatile, capace di muoversi anche con arie leggere, quindi con un piano velico versatile, che grazie ai ballast ci ha fatto risparmiare 1500Kg di piombo, un dislocamento medio, un motore potente ed una barca stretta, infatti siamo larghi 4.50m, che ci garantisce ottime performance sia di bolina che ai laschi, con un solo timone, facilmente governabile con le onde ed i venti sostenuti. E’ una barca dove tutto può essere fatto in solitario e senza bowthruster.

Altri Zerbinati must?
Gavoni capienti;
Un pozzetto chiuso a poppa con panche a doghe per restare asciutti e far girare l’aria;
Una discesa comoda a poppa, ma senza meccanismi, portelloni o garage;
Diversi osteriggi ed oblò per la ventilazione, niente dorade, bimini fisso;
Spazio in coperta ed in gavone per il gommone, che deve essere facilmente recuperato a bordo;
No acciaio inox;
Poca pittura, infatti abbiamo il Tread Master (ndr. antiscivolo) che assicura sempre la presa, anche con ghiaccio, anche se fa un effetto carroarmato;
La timoneria è a barra. Questa cosa non è stata scelta per fare gli estremi o i puristi, ma di fatto perché nel 90% del tempo si usa il pilota l’automatico. Le manovre sono molto immediate e dirette. Inoltre non c’è nulla da controllare ed il pozzetto è grande il doppio.

Che set velico dispone Aluaka?

Oltre ad una randa steccata su carrelli un po’ allunata con 3 mani, abbiamo un fiocco al 107% ed una trinchetta. Abbiamo scelto un laminato di dacron per avere vele in triradiale e quindi più performanti. Sono state protette con l’antiUV e munite di smagritore e rinvio del meolo al punto di mura.

Per le arie leggeri abbiamo un Code Zero che possiamo tenere fino al traverso e un Asimmetrico G2 da 205mq per i laschi (Totale 295 mq di poppa), entrambi montati su frulloni Facnor e in grado di reggere 20Kn di reale. Anche per le altre vele utilizziamo dei frulloni a circuito continuo, ma con cavo spirodiale sul profilo della canalina. Abbiamo anche una randa di cappa e una tormentina in dacron arancione.

L’albero è in alluminio, alto 23m a 9/10 con crocette aquartierate a 17°, manovre in dynema, un solo paterazzo e sartiame spirodiale. Di fatto va anche precisato che ormai si tende a fare i bordi al lasco piuttosto che fare la poppa piena, per evitare il rollio e le strambate.

Come sono disposte le manovre?

Le manovre sono gestibili sia all’albero, che in pozzetto, ci siamo lasciati questi doppia possibilità. Tutta l’attrezzatura è Antal, winch in alluminio. Il prodotto è forse uno dei migliori nel momento, inoltre sono sempre stati disponibili e le nuove attrezzature sono basate sulla tecnica del looper, che ci sembra la soluzione più comoda, anche se richiede un po’ di lavoro nella preparazione delle manovre.

In pozzetto abbiamo due winch elettrici che servono per la drizza randa e per la scotta genoa.
All’albero gestiamo la terza mano ed i frulloni parancati 2 a 1.
Abbiamo anche il tangone in carbonio, che in genere usiamo per bloccare il fiocco se c’è onda.
Anche il tender si solleva a poppa con il motore sotto il rollbar con l’archetto.
Una barca facile e pratica, con 2 gavoni a poppa, uno in pozzetto molto ampio e cala vele a prua.

Che impianti avete a bordo?

Il motore è uno Yanmar da 110Hp totalmente libero sui lati e nella parte alta. Tutta la zona sotto la pilot house è un vano tecnico e vi è anche serbatoio giornaliero da 100 litri e riscaldamento ad aria Erbespracher. L’elica è una 4 pale Varifold ed ha un tagliacime Spur. E’ predisposto l’ambiente per una stufa Reflex, senza caloriferi.

900Ah di batterie al gel a 24V;
2 pannelli solari orientabili per un totale di 100W Solara;
1 generatore eolico da 350W Superwind;
1 generatore a trascinamento Watt & Sea da 500W;
1 Alternatore Balmar da 160Ah a 24v;
La barca ha l’impianto elettrico a doppio isolamento, utilizza cavi prestagnati;
La barca ha frigo Frigonautica a cassettoni e frigo/freezer Isotherm Aus a pozzetto;
Dissalatore Spectra da 150L/H;
Ventilatori Caframo in ogni ambiente;
Acqua calda con un boiler da 40 litri Quick;
Carica batterie Inverter fino a 2000W;
Due serbatoi acqua per un totale di 1000 litri, due serbatoi gasolio per un totale di 1100 litri. I ballast possono essere usati come ulteriore riserva, con ulteriori 1800 litri;
Due rotoli di cima galleggiante a poppa da 150 metri e due a centro barca da 100 metri, utilizzabili per gli spider mooring.

Qual è l’elettronica?

Abbiamo due sistemi: uno NKE (nmea 0183) ed uno B&G (nmea 2000), entrambi con i rispettivi piloti, che per le dimensioni della barca sono idraulici. I sistemi sono separati ed indipendenti.
NKE è stato scelto per l’affidabilità e la semplicità e perché ha un pilota automatico nel modo vento-GPS imbattibile dalla concorrenza, non per niente è usato sui Pogo e altri Class 40 o Open 60.
B&G lo abbiamo scelto per l’affidabilità del Radar 4G, montato su sistema basculante scantrust, per il potente VHF e l’AIS, nonché il fatto di avere il FWD scan (visore frontale) e usare come ripetitore l’Ipad.
Inoltre abbiamo su Pc il sistema OPEN CPN e Navinocs sull’IPAD.
Per il meteo usiamo Preditc Wind e file Grib. Non prevediamo l’uso dell’SSB, in quanto con Iridum Go i costi sono più contenuti e non ci interessa chiacchierare via radio.

Qual è la vostra velocità media?

In media si naviga sugli 8-9 nodi, il che è un bel viaggiare. A motore abbiamo un autonomia di 1500 miglia a 7.5Kn. Copriamo serenamente tra le 180 e 210 miglia al giorno.

Gli Interni?

3 cabine doppie, 2 bagni con doccia, cucina in murata, un piccolo spazo ufficio ed un modesto carteggio nella pilot house. Salone per 8 persone. E’ una barca pensata per una coppia con figli o 2 amici e non per il charter.

A prua abbiamo la classica cabina a V, usata in genere quando si è all’ancora perché più fresca e per sentire la catena. Al centro abbiamo una cabina in murata, con letto alla Francese ed una a poppa sotto il pozzetto.

Si è usato compensato marino alleggerito con rivestimento in rovere Alpi su una base di formica per renderlo resistente alle abrasioni e all’umidità. Come tutte le barche in metallo, gli interni sono smontabili per arrivare a scafo.

Dopo questa avventura, quali sono state le difficoltà?

Dal punto di vista tecnico, relativamente poche, un certo sforzo per aggiornarci alle nuove tecnologie ed alcune scelte fatte, il problema più grande è stato correre dietro ai fornitori in un periodo dove tutti dovrebbero impegnarsi di più. Abbiamo trovato molta disponibilità, cortesia e competenza, da Antal, Catenificio Maggi, NKE, B&G-Navico, Facnor Francia, Yanmar, Quick. Invece abbiamo dovuto aspettare ben 7 mesi per avere l’albero dall’ordine. Essere presi in giro non fa piacere a nessuno.

Programmi?

Croazia, Grecia, Brasile, Argentina, Antartide e chi lo sa, ci sono sempre 1000 impegni e nuove avventure.

Per la copertura assicurativa abbiamo scelto Pantaenius, la compagnia più seria e preparata in campo nautico a livello Internazionale.

Maggiori info su www.zerbinatidesign.com sezione NEWS.

Comments: 2

  1. Umberto ha detto:

    Complimenti …

  2. Claudio ha detto:

    Complimenti, con la vostra esperienza avrete costruito “la barca” per girare il mondo, al di là di tutte le infinite discussioni pro/contro alluminio, deriva fissa, barra.
    Ottimo, aspetto con ansia i primi resoconti in azione! 🙂

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