Brand New 33 Hybrid – l’ibrido secondo Greenyacht

novembre 12, 2013 | By Mistro
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La 33 Hybrid di Greenyacht è una barca con una filosofia abbastanza vicina alla nostra (di velisti) e Cristian Pilo, che è un amico, ha collaborato per la carena e le strutture in VTR. Per questo gli ho chiesto di scrivermi qualche riga di presentazione per pubblicarla qui su VelaBlog.

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[Di Cristian Pilo] Rallentare, riappropriarsi del tempo della navigazione, smetterla di voler “volare” in mezzo al mare attaccati a imbarcazioni che viaggiano (e consumano) come business jet senza averne il comfort, in una specie di compulsione da teletrasporto per fare “porticciolo-radabellissima-bagnoinmare-porticciolo” in tempo per l’aperitivo.

Cenare in rada a Levanto, mettersi in navigazione notturna perfettamente comodi, chi non è di guardia se la dorme, e fare colazione al vieux port di Bastia. Tutti concetti che a scriverli qui, su un blog di vela e velisti, sono perfettamente e totalmente banali.

Abbiamo pensato semplicemente di trasferirle su una barca a motore e ragionarci su, mettendoci dentro qualche altra idea, come: una barca dalle dimensioni “giuste”, costi non impossibili, sia di acquisto che di gestione, spazi per vivere in crociera prolungata per 4 persone, un design moderno che si faccia notare, una motorizzazione “normale” come cavalli, ma con un reale salto di tecnologia: un motore ibrido “vero” con il quale avere al minimo due ore di autonomia (espandibili…) alla velocità di 6 nodi circa in modalità elettrica: per poter pescare a traina in perfetto silenzio, godersi il giro di una isoletta senza il diesel come sottofondo e piaceri simili.

Ci siamo riusciti?
Agli armatori l’ardua sentenza.

Immagine anteprima YouTube

Questo presentato in foto e video è il risultato, disegnato in Italia dallo studio Greenyacht con la consulenza del sottoscritto per la carena e le strutture in VTR, prodotto in Italia dal neonato brand Artus Yacht (neonato solo il brand , chi ci ha “messo le mani” fa barche da anni per cantieri piuttosto noti).

E per gli amanti di dati tecnici e nude cifre la barca è una navetta semidislocante, disloca a pieno carico circa 6000kg, con carena ad ala di gabbiano, pattini sullo spigolo fondo-murate e skeg a protezione dell’elica e del timone; le prime decine di ore di navigazione di test stanno testimoniando una carena sanissima, ottime doti di stabilità anche con onda e mare formato; per inciso quando abbiamo realizzato il filmato problemi di meteo orrendo e di burocrazia, altrettanto se non più orrenda, hanno fatto si che potessimo fare solo un “defilè” in porto, rimedieremo al più presto con altri filmati in navigazione; gli interni sono semplicemente enormi per una barca di 10 m, ci sono 4 posti letto “veri”, bagnetto separato, un salone sul main deck gigantesco e un pozzetto ampio e vivibile senza soluzione di continuità dal salone, un prendisole sul fly gigantesco, uno altrettanto vivibile a prua, davvero lo sfruttamento dei volumi disponibili è forse la cosa che ci ha soddisfatto di più come progettisti;

Motorizzazione: singolo o doppio motore ibrido diesel-elettrico hyunday seasall da 170-250 HP totali installati, trasmissione con linea d’asse, con un autonomia diesel di circa 340 miglia nautiche, e una autonomia in propulsione elettrica di minimo due ore (espandibili aggiungendo batterie, lo spazio c’è tutto) a 6 nodi; la velocità di punta va sui 16-17 nodi, ma si viaggia con consumi davvero parchi e con un comfort in cabina invidiabile a 11-12 nodi, che a mio parere è il passo che una imbarcazione simile ha come filosofia di progettazione. Serbatoi di acqua dolce per un totale di 200 litri circa.

La barca è disponibile per test e prove a Lavagna, per info scrivete pure a info@greenyachts.it

Cristian Pilo

Comments: 5

  1. Gof ha detto:

    Scusa Cristian, ma a me sembra esteticamente bruttissima.

    • Mistro ha detto:

      ma sai che invece a me non dispiace? …è vagamente retrò

      • Gof ha detto:

        Lo scafo non dispiace neppure a me (a parte il colore), sarei grato a Cristian se ci spiegasse la scelta della carena ad ali di gabbiano “semidislocante” (… che poi dovrebbe significare anche “semiplanante”) invece che una scelta decisa per lo scafo dislocante vista la “filosofia”.
        Non mi piace la roulotte postmoderna che c’è montata sopra, specie con il ponte superiore (si chiama fly bridge?)
        Ma l’abat – jour con le conchiglie e il volante con le razze d’oro chi li ha scelti?

  2. crispilo ha detto:

    eccomi !!! Scelta dello scafo semidislocante, o planante lento, o come lo vogliamo chiamare… Un paio di motivi: ho lavorato in passato su carene simili ad lala di gabbiano, e quindi pur essendo questa carena completamente nuova avevo dei “punti di riferimento” sui quali basarmi, e errori da NON fare 🙂 🙂
    Inizialmente avevo anche fatto un pò di simulazioni su carene molto più simili a quella classica di una barca a vela dislocante pura.
    Altro motivo: scelta fondamentalmetne di marketing più che di progettazione, la potenziale clientela vuole andare in giro facendo pot-pot a 9 nodi, ma non gli dispiace ogni tanto tirar dentro manetta e guadagnare un pò di velocità; la motorizzazione da 250 HP per me è già esagerata, se fosse la mia barca personale avrebbe un 170 HP e almeno 4 ore di autonomia in elettrico 😉 ; si poteva fare una scelta più estrema e modellare la carena cercando di avere come unico parametro guida la minimizzazione della resistenza all’avanzamento per avere le massime prestazioni con la componente elettrica del motore ibrido, e fare tutto molto più leggero, bisogna vedere se una scelta simile avrebbe pagato come marketing, visto che qui stiamo parlando di una barca di serie e non dell’ennesimo dimostratore tecnologico.
    Estetica: chiaramente io non sono oggettivo, a me piace, di sicuro volevamo fare qualcosa che si facesse notare, in questo credo che abbiamo centrato l’obiettivo, credo sia uno di quei design che o ti piace o lo coleresti a picco per togliertelo dalla vista 🙂

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