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Artemis Technologies presenta il progetto di un Cat a emissioni zero

18 ottobre 2018 – Artemis Technologies, uno spin-off del team di America’s Cup Artemis Racing, sta per creare una nuova struttura nel porto di Belfast, creando inizialmente 35 posti di lavoro, nel tentativo di far tornare la costruzione navale commerciale in questa città.

L’azienda è guidata dal due volte oro olimpico Iain Percy e userà la sua esperienza ai più alti livelli nelle regate per sviluppare nuove tecnologie marittime ecologiche e costruire una Barca a vela completamente autonoma, ‘Autonomous Sailing Vessel’ (ASV).

L’ASV sarà un catamarano da 45 metri a emissioni zero, che non richiederà combustibili fossili, offrirà una autonomia illimitata e ha il potenziale per viaggiare fino a 50 nodi con una velocità di crociera di 30 nodi in qualsiasi condizione. Con venti sostenuti il catamarano, mentre viaggia a vela, sarà in grado di ricaricare le batterie che forniranno poi l’energia necessaria quando il vento non è sufficiente.

Iain Percy afferma che la società ha una visione chiara:

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YCCS Clean Beach Day 2018

Porto Cervo, 31 maggio 2018. Anche quest’anno l’8 giugno lo Yacht Club Costa Smeralda in sinergia con la neonata Fondazione One Ocean organizza lo YCCS Clean Beach Day aperto a chiunque volesse partecipare. L’edizione 2018, patrocinata dal Comune di Arzachena, vede aderire all’iniziativa circa 120 bambini delle scuole elementari di primo grado di Arzachena e Cannigione.

YCCS Clean Beach Day

La manifestazione, organizzata proprio in occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, avrà come punto di ritrovo la Spiaggia Tre Monti a Baja Sardinia. Alle 9.00 del mattino i bambini delle scuole locali, accompagnati dalle loro maestre, si ritroveranno per una breve lezione tenuta dal CNR di Oristano riguardo l’inquinamento ambientale dove verranno condivise indicazioni utili relative alla raccolta dei rifiuti in spiaggia.

Dati recentemente pubblicati dai biologi della sede CNR di Torregrande (Oristano), che hanno esplorato le acque di alcune porzioni del Mediterraneo e del Tirreno settentrionale comprese le aree limitrofe alle coste sarde, parlano di quantità fino a dieci chili di plastica per ogni chilometro quadrato di mare. Massicciamente presenti anche le microplastiche, frammenti di dimensioni compresi tra i 5 millimetri e i 330 micron.

Lo Yacht Club Costa Smeralda fondatore di One Ocean, progetto fortemente voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan per la preservazione dell’ambiente marino, in linea con la mission dell’omonima Fondazione promuove e organizza spontaneamente questo tipo di iniziative per contribuire attivamente alla sostenibilità ambientale, con l’idea che ognuno attraverso piccoli gesti possa fare la differenza.

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Volvo Ocean Race – Trovate micro-plastiche nelle acque più remote del pianeta

I campioni sono stati raccolti in prossimità di Point Nemo, il luogo più distante dalla terraferma del pianeta, dove gli esseri umani più vicini sono gli astronauti della base spaziale.

micro-plastiche nelle acque più remote del pianeta

Il programma scientifico della Volvo Ocean Race ha trovato alti livelli di plastica in aree dell’Antartico dove non erano mai stati condotti test prima d’ora.

I dati sono stati resi noti nell’ambito del Volvo Ocean Race Ocean Summit, dove esperti si sono dati appuntamento per esaminare i problemi e le possibili soluzioni sul team dell’inquinamento da plastica, e che si svolge durante lo stopover di Newport, negli USA.

I campioni raccolti mostrano nell’area di Point Nemo la presenza di particelle di micro-plastica fra le 9 e le 26 particelle per metro cubo d’acqua. Man mano che le barche si sono avvicinate a Capo Horn, alla punta meridionale del Sudamerica, questi valori sono saliti fino a 57 particelle per metro.

Un livello pari a 45 è stato invece registrato a una distanza di 452 chilometri da Auckland, in Nuova Zelanda e da dove è partita la settima tappa della regata, mentre sono state solo 12 le particelle rilevate a 1000 chilometri dalla località brasiliana di Itajaí, dove si è conclusa la tappa. Il divario nelle misurazioni può essere spiegato dalla presenza di correnti oceaniche che trasportano le microplastiche anche per lunghe distanze.

Il livello maggiore finora riscontrato è di 357 particelle per metro cubo nel Mar Cinese Meridionale, a est di Taiwan, dove si trova una delle più grandi concentrazioni di rifiuti degli oceani.

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The SeaCleaners – Un catamarano per ripulire i mari

The SeaCleaners è il rivoluzionario progetto di Yvan Bourgnon. Creata a settembre 2016, l’associazione mira a contrastare l’inquinamento oceanico attraverso la costruzione di una nuova nave all’avanguardia dell’innovazione: la Manta, che raccoglie rifiuti in mezzo al mare. Dopo un anno e mezzo di studi di fattibilità e ricerca di finanziamenti, l’esploratore-avventuriero franco-svizzero fa il passo successivo presentando un modello della versione finale della nave!

Manta utilizzerà strumenti all’avanguardia per rimuovere i macro-rifiuti di plastica fluttuanti prima che vengano degradati e inquinino irreversibilmente la biodiversità marina. A questo scopo, una vera fabbrica sarà a bordo per raccogliere, ordinare, compattare e conservare i rifiuti di plastica.

Tra gli scafi della nave verranno installati tre tapis roulant per raccogliere rapidamente grandi quantità di plastica. La Manta sarà in grado di immagazzinare più di 250 tonnellate di rifiuti nei suoi scafi prima di riportarli a terra, dove saranno conferiti in centri di riciclaggio adeguati.

Per ridurre al minimo il suo impatto ambientale la nave sarà equipaggiato con motori elettrici. Una combinazione di diverse tecnologie nell’energia rinnovabile alimenterà le batterie che beneficeranno anche di un sistema di stoccaggio dell’energia ottimizzato.

Info su www.theseacleaners.org

Spagna – Quasi 30 chilogrammi di plastica trovati nello stomaco di un capodoglio

Il giovane cetaceo lungo 10 metri è stato trovato morto il 27 febbraio, arenato su una spiaggia a Cabo de Palos. Le autorità della regione della Murcia hanno recentemente annunciato che aveva 29 chili di plastica nello stomaco.

Capodoglio morto spagna

C’erano sacchi della spazzatura, borse di rafia, corde, pezzi di rete, una lattina. Gli esperti ritengono che possono essere stati questi materiali a causare la morte dell’animale. A seguito di questa scoperta, la regione della Murcia ha lanciato una nuova campagna di sensibilizzazione contro i rifiuti di plastica.

L’obiettivo delle autorità locali è ridurre il consumo di materie plastiche e scoraggiare gli escursionisti dal gettare la loro spazzatura in mare o sulle spiagge.

Nel 2012, un altro capodoglio è stato trovato morto su una spiaggia spagnola, in seguito all’ingestione di 17 chili di plastica principalmente da serre andaluse. Casi simili si sono verificati anche in Belgio e nei Paesi Bassi.

L’inquinamento plastico è ormai un problema serio per l’ecosistema marino: nel 2018 si stima che ogni 80 minuti vengano scaricate in mare tra le 80 e 150 tonnellate di rifiuti.

Rifiuti trovati nella pancia capodoglio

Attraverso l’azione delle correnti, questi rifiuti di plastica (spesso minuscoli detriti o micro-particelle) convergono e si riuniscono in vaste aree nel Pacifico, formando un “settimo continente”.

In un articolo pubblicato sul sito web Encyclopedia of the Environment, Inquinamento plastico in mare: il settimo continente, gli scienziati Alexandra Ter Halle ed Emile Perez, CNRS, descrivono i due principali effetti dei rifiuti di plastica sugli organismi marini. Il primo e più diretto è l’imprigionamento di animali in reti o detriti di grandi dimensioni. Un rischio significativo per mammiferi marini, uccelli o tartarughe.

Il secondo effetto è l’ingestione, che riguarda l’intera catena alimentare dell’ecosistema marino. C’è un continuum di detriti di plastica di diverse dimensioni, da alcuni centimetri fino a un micron o fino nanometro. Ogni organismo marino della catena alimentare può essere coinvolto. Dopo l’ingestione, la plastica si accumula nel sistema digestivo degli animali, che quindi si nutrono meno e alla fine muoiono.

Foto via twitter.com/EspNaturalesMur

Il Regno Unito mette al bando le microplastiche nei cosmetici

Hai presente quelle microsfere di plastica del dentifricio che ti danno quella bella sensazione di pulito quando ti lavi i denti? Ecco, smetti di comprarli perché inquinano i nostri amati mari.

Nel Regno Unito infatti è entrato in vigore il divieto di fabbricazione di cosmetici e prodotti per la cura della persona contenenti questi piccoli pezzi di plastica, noti anche come microperle o microgranuli. La mossa è finalizzata a proteggere l’ambiente marino da una fonte di inquinamento plastico, poiché le microsfere possono raggiungere i mari e essere inghiottite da pesci e crostacei con effetti potenzialmente dannosi.

I produttori di cosmetici e prodotti per la cura della persona non potranno aggiungere i minuscoli pezzi di plastica ad articoli come scrub viso e corpo, dentifrici e gel doccia. Questo divieto sarà seguito da quello di vendita dei medesimi prodotti.

Il ministro dell’Ambiente Therese Coffey ha dichiarato: “I mari e gli oceani del mondo sono tra i nostri beni naturali più preziosi e sono determinato a intervenire ora per combattere la plastica che devasta la preziosa vita marina. Le microparticelle sono del tutto inutili quando ci sono così tante alternative naturali disponibili e sono lieto che da oggi i produttori di cosmetici non saranno più in grado di aggiungere questa plastica dannosa ai loro prodotti.”

“Ora abbiamo raggiunto questo importante traguardo, esploreremo come estendere il divieto a livello mondiale e affrontare altre forme di rifiuto in plastica”. Il dott. Sue Kinsey, alto funzionario dell’inquinamento presso la Marine Conservation Society, ha accolto con favore il divieto, che a suo dire è stato il più forte e completo al mondo. “Riteniamo che questo segnali un reale impegno da parte di questo governo a ripulire i nostri mari e spiagge e speriamo che questo sia un primo passo per ulteriori azioni volte a combattere i rifiuti di plastica”.

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Firmata al ONE OCEAN FORUM la Charta Smeralda

Milano, 4 ottobre 2017 – Si sono chiusi questa mattina a Milano i lavori di ONE OCEAN Forum, l’evento dedicato alle iniziative di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela, organizzato dallo Yacht Club Costa Smeralda, voluto dalla Principessa Zahra Aga Khan e realizzato in partnership con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e SDA Bocconi Sustainability LAB. L’evento ha ottenuto innumerevoli patrocini: The British Virgin Islands – BVI, Ministero dell’Ambiente, Comune di Milano, Regione Autonoma della Sardegna, CONI, SYBAss, Nautica Italiana, UCINA, Confindustria Nautica, Salone Nautico di Genova e Centro Velico Caprera.

Per la prima volta in Italia, speaker internazionali dell’UNESCO, massimi esperti scientifici di ambiente marino provenienti dalle maggiori università del mondo, insieme a ONG, aziende, giornalisti, studenti ed influencer, si sono confrontati in una due giorni di dibattitti, interventi, testimonianze e tavoli di lavoro sul destino dei nostri Oceani.

A conclusione del Forum, la Principessa Zahra Aga Khan e il Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo, hanno firmato la Charta Smeralda, codice etico e comportamentale che definisce e fissa i paradigmi per la tutela del mare.

La Charta Smeralda è volta a promuovere la consapevolezza dei principali aspetti d’impatto ambientale legati al mare e definisce ambiti di intervento concreti e immediati. E’ strutturata su 12 punti rivolti al singolo individuo e al contributo che può assicurare con i propri comportamenti. Sono invece 8 i punti dedicati alle organizzazioni. Il documento intende essere ulteriormente diffuso, promosso e condiviso da istituzioni e organizzazioni di varia natura, pubbliche e private, nazionali, internazionali e sovranazionali.

Presentazione Charta Smeralda da parte di Francesca Santoro e Stefano Pogutz rispettivamente Presidente e Vice Presidente Comitato Scientifico OOF. One Ocean Forum – 4 ottobre, Milano.

Durante la sottoscrizione della Charta, il Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo ha spiegato: “La scienza da sola non può promuovere i cambiamenti necessari. La sfida è grande: tutelare l’oceano che sta soffrendo a causa nostra, facendo in modo che l’attenzione di ognuno possa essere sollecitata e rimanga viva. Questo Forum, nato dall’idea che il mare ci ha dato tanto e che è giunto il momento di restituire, ha saputo trasmettere questo messaggio a tante persone. Ringrazio la Principessa Zahra madrina di questa iniziativa e tutti gli stakeholder del Forum. La Charta Smeralda è il veicolo e la voce di questo messaggio e ci auguriamo che quante più persone possibile la possano sottoscrivere”.

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Presentata a Milano ONE OCEAN Forum (OOF)

Milano, 19 settembre 2017. È stata presentata questa mattina a Milano ONE OCEAN Forum (OOF), l’evento ideato dallo Yacht Club Costa Smeralda dedicato ai progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e alla promozione di azioni pratiche volte alla sua tutela, che si terrà a Milano il 3 e 4 ottobre prossimi al Teatro Franco Parenti.

Conferenza Stampa One Ocean Forum. Da sinistra Jan Pachner (Segretario Generale OOF), Principessa Zahra Aga Khan (Presidente OOF), Commodoro dello YCCS Riccardo Bonadeo (Vice Presidente OOF) e Francesca Santoro (Presidente del Comitato Scientifico OOF).

La presentazione si è tenuta nel cuore di Porta Nuova Smart Community, presso la Fondazione Riccardo Catella, attiva dal 2007 nella promozione di progetti civici ispirati alla sostenibilità e alla valorizzazione del territorio urbano.

Il Forum si avvale della partnership con la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e SDA Bocconi Sustainability LAB e di numerosi patrocini di prestigio: Ministero dell’Ambiente, Regione Autonoma della Sardegna, Comune di Milano, CONI, SYBAss, Nautica Italiana, UCINA, Confindustria Nautica, Salone Nautico di Genova e Centro Velico di Caprera.

Il Forum nasce come organo indipendente e non politico e punta a diventare un motore per accelerare progetti innovativi di salvaguardia dell’ambiente marino e promuovere azioni pratiche di cambiamento, tramite il coinvolgimento di stakeholder di ogni genere: imprese, istituzioni scientifiche, organizzazioni no profit, influencer e personalità di fama internazionale.

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Progetto GHOST per la la rimozione delle reti fantasma dai fondali delle Tegnùe

Da fondali di tipo prevalentemente fangoso-sabbioso nel mare Adriatico affiorano delle particolari formazioni rocciose che rappresentano delle vere e proprie oasi di biodiversità. Affioramenti che i pescatori veneti a suo tempo battezzarono tegnùe (trattenute) perché trattenevano e strappavano le reti a strascico durante le attività di pesca.

Queste reti abbandonate trattenendo la fauna e soffocando la flora dove sono depositate danno origine al fenomeno della pesca fantasma, una vera e propria desertificazione della vita e della biodiversità marina.

Il Progetto GHOST promuove misure concrete per preservare e migliorare lo stato ecologico di questi habitat rocciosi. Uno dei principali obiettivi è stata la valutazione degli impatti che gli attrezzi da pesca abbandonati o persi sui fondali marini possono determinare sulla biodiversità marina.

A questo fine ha provveduto al loro recupero in aree campione, ha determinato le procedure più idonee per il loro riciclaggio e/o smaltimento e quantificato il valore economico dei benefici ecosistemici associati alla loro rimozione.

Complessivamente, grazie alla attività subacquee di recupero reti e attrezzi abbandonati sono stati eliminati dai fondali circa 5 quintali di attrezzi e altri rifiuti riconducibili ad attività di pesca e acquacoltura a vari stadi di degradazione.

I monitoraggio successivo ha riscontrato un ripopolamento delle aree ripulite.

Per info www.life-ghost.eu

life-ghost

Attraversare l’Atlantico meridionale su un pedalò

Davey du Plessis vaquita

L’avventuroso avventuriero e ambientalista Davey du Plessis e sua madre si propongono di attraversare l’Atlantico meridionale dal Sud Africa a Rio de Janeiro, su una barca a pedali.

Il 27enne e sua madre, Robyn Wolff, 50, prevedono di partire con il tentativo di percorrere le oltre 4000 miglia verso la fine di novembre, lo scopo è per attirare l’attenzione alle problematiche ambientali.

Davey du Plessis vaquita 02

Battezzato Progetto Atlantico, il viaggio è previsto duri da tra tre a cinque mesi, ad una velocità media di 2,5 nodi, a seconda delle condizioni climatiche nell’Atlantico.

La barca, Vaquita, costruita con materiali ecocompatibili, è stata disegnata da Dudley Dix e costruita dallo zio di Plessis. Prende il nome da una focena in via di estinzione, è progettata per resistere alle condizioni estreme del sud dell’Atlantico e per auto-raddrizzarsi se si rovescia.

Info su www.daveyduplessis.comwww.extinctionsix.com e www.facebook.com